David Bidussa
Storia Minima
9 Marzo Mar 2012 0834 09 marzo 2012

Va a prendere la linea a Mosca. Ma Silvio Berlusconi è comunista?

Di Au revoir, les enfants (Arrivederci, ragazzi) il film di Louis Malle vincitore el Leone d’oro a Venezia nel 1987, che narra la crescita di un adolescente che improvvisamente tutti ricordano l’epilogo (a cui allude il titolo). La scena è quella del rettore di una scuola religiosa cattolica nella Francia di Vichy negli anni dell’occupazione nazista portato via insieme a tre alunni ebrei, nascosti in quella scuola, dopo la delazione che un ex dipendente della scuola ha fatto alla Gestapo.
A me invece ha sempre colpito la scena della signora benestante , espressione classica della piccola borghesia arricchita,, nazionalista, profondamente antisemita, che nel ristorante vedendo seduto vicino a lei un signore che porta al braccio la stella gialla, gli urla in faccia, forte del fatto che il potere la proteggerà: “Ebrei e comunisti, a Mosca!”.
Un tempo avrei detto che era l’equivalenza tra questi due termini a indicare un problema della xenofobia e delle passioni politiche che hanno attraversato tutto il Novecento.
Ma questa diagnosi salta nel momento in cui Silvio Berlusconi ci ha comunicato che la sua seconda patria è proprio Mosca. Non mi risulta che Silvio Berlusconi sia ebreo e sicuramente sono certo che non è comunista e dunque mi domando. Che ci fa là?
A dispetto di chi pensa che il XXI secolo, sia altra cosa rispetto al XX, o più esplicitamente che il Novecento sia definitivamente finito dopo il crollo del Muro di Berlino, sono costretto a concludere che non è veri che il Novecento sia finito. C’è ancora qualcuno che non sapendo che fare, vola a Mosca per farsi spiegare la linea.

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