Una panchina, un libro
10 Marzo Mar 2012 0856 10 marzo 2012

Amicizia o perversione? Una storia vittoriana

Jane Harris, I Gillespie, Neri Pozza, 2012

I Gillespie è un’opera che affascina. Harris costruisce magistralmente una trama intrigante. Centellina indizi che instillano il dubbio. Crea un’atmosfera di suspense in una storia che , almeno in partenza, si sarebbe detta tutt’altro che avvolta nel mistero. La narrazione procede su due piani, entrambi affidati all’io narrante Harriet Baxter, anziana signora inglese ormai ottantenne, che, a distanza di quasi mezzo secolo, racconta la storia della sua profonda amicizia con il pittore Ned Gillespie. Siamo negli anni Trenta ed il racconto di Harriet risale al 1888, quando trentenne e nubile, decide di trasferirsi temporaneamente a Glasgow, in Scozia, per visitare la Fiera Mondiale voluta dal Principe Albert, consorte della regina Vittoria. Qui Harriet incontra Ned e inizia con lui e la sua famiglia un rapporto il cui tragico epilogo, culminato nel suicidio del pittore, ci viene rivelato dalla stessa scrittrice nelle prime due pagine del libro :una prefazione cui il lettore farà bene prestare attenzione alla luce degli avvenimenti successivi.


L’incontro con i Gillespie è del tutto fortuito. Ma Harriet è attratta da questa famiglia di artisti squattrinati sia a causa della propria solitudine sia perché è convinta di poter aiutare Ned a sfondare nel mondo dell’arte. Inizialmente il suo intervento appare quasi una benedizione per Ned e la moglie Annie, anch’essa pittrice. Ma via via che la narrazione procede, il lettore incomincia a chiedersi se il coinvolgimento di Harriet, per quanto generoso, non si stia trasformando in un’intrusione ossessiva. Tra l’altro, nella traduzione del titolo originale Gillespie and I (Gillespie ed io), il lettore italiano è stato privato di un piccolo indizio tra i tanti che Harris sparge lungo il percorso : Gillespie and I mette immediatamente in luce un rapporto singolare, dove quel “and I” , man mano che la lettura avanza, diventa qualcosa di sempre più misterioso.


Arrivati più o meno a metà, ci si trova di fronte a una svolta inaspettata quanto drammatica. Ovviamente non voglio rivelarvi nulla. Questo è un libro che va assaporato proprio per gli interrogativi che lascia aperti. L’abilità di Harris sta nel “manipolare il lettore” non consentendogli di trarre conclusioni certe. E l’introduzione di un secondo piano narrativo alimenta questa incertezza. Al racconto principale degli eventi di Glasgow, si alterna, a intervalli regolari, quello di Harriet a Londra alle prese con le proprie memorie negli ultimi giorni di vita, 45 anni dopo la morte di Ned. Nel crescendo di angoscia che attanaglia l’anziana donna oltre ogni apparente ragionevolezza, il lettore intuisce qualcosa di strano, di fuori posto, che lo spinge a dubitare sempre più dell’affidabilità dell’io narrante.


Harris scrive con grande abilità e ironia. E’ bravissima nel descrivere gli ambienti vittoriani , i contesti familiari, la psicologia dei suoi personaggi. Scorrono velocemente persino le 160 pagine dedicate al processo (oops! piccolo spoiler inevitabile). Si resta letteralmente ipnotizzati dalla storia. E quando finisce , ci scopriamo ancora agganciati alla ricerca della “verità” su quell’inquietante personaggio che è Harriet Baxter.

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