Marta che guarda
12 Marzo Mar 2012 1341 12 marzo 2012

Hysteria, di Tanya Wexler

Ormai sembra che non si possano fare film se non ispirati a una storia vera. Fatto sta che in Hysteria la storia vera sarebbe il perché e il percome è stato inventato il vibratore.
Anche se, a quel che mi risulta e come spesso accade, anche qui regista e sceneggiatori hanno usato la mano pesante nel romanzare la realtà.
E hanno fatto bene perché ne è nata una commedia molto spassosa, ambientata a Londra nella puritanissima età vittoriana, dove le donne dell'alta borghesia (le altre avevano ben altri problemi), infelici a causa di una vita fatta di noia e sottomissione all'egoismo maschile fuori e dentro al letto, erano liquidate dalla scienza medica come isteriche.
Il rimedio trovato del vecchio dottor Robert Dalrymple era la stimolazione manuale per indurre il “parossismo” che per un po' rendeva più docili - e appagate - le malinconiche e nervosette signore.
Quando inizia a fare pratica da lui Mortimer Granville, un giovane dottorino belloccio, le pazienti aumentano a dismisura (ma guarda un po'), solo che a causa del super lavoro il povero Mortimer si ritrova con una tendinite debilitante.
Per fortuna c'è Rupert Everett, ennesimo attore devastato dal botulino, amico inventore del dottorino, che si inventa un aggeggio elettrico per fare la polvere, furbamente trasformato da Granville in un attrezzo adatto a servire la sua causa. Proprio quello che diventerà appunto il vibratore, apprezzato pare perfino dalla regina Vittoria in persona.
Si rincorrono per tutto il film gag divertenti che non scadono mai in una volgarità greve o fastidiosa, e che ti fanno passare due ore di leggera allegria. Tanya Wexler, la regista, ha voluto poi aggiungere una sorta di denuncia protofemminista, che lascia il tempo che trova e non arriva mai a graffiare. Ma va bene lo stesso, perché dà la possibilità alla meravigliosa Maggie Gyllenhaal di interpretare un bel ruolo di suffragetta con la grazia effervescente che la contraddistingue. Nota di merito anche alla non tanto ex prostituta Molly Lecca-Lecca, simpaticissima, che darà il nome al primo modello commerciale del vibratore, e alle varie pazienti dei due dottori, che se la sono cavata alla grande e con ironia anche nei momenti più imbarazzanti.
Per chi ama il genere, poi, sono tutti da ammirare gli arredi delle ricche case dell'epoca. Per non parlare delle tappezzerie di William Morris, la cui sola vista provocherebbe in alcune signore che conosco appagamenti degni di una seduta dal dottor Dalrymple.

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