Trenta denari
12 Marzo Mar 2012 1658 12 marzo 2012

Quando fa il suo mestiere, Pirelli guadagna

Subito dopo la pubblicazione dei dati 2011, il titolo Pirelli è stato sospeso dalla negoziazione continua per eccesso di rialzo ed è passato in asta di volatilità, dove ha registrato un rialzo superiore al 9 per cento. La fiammata borsistica (+7,3% a fine giornata) festeggia simbolicamente la fine della transizione iniziata dopo la dolorosa uscita dall’avventura delle telecomunicazioni (2007) e dall’immobiliare.


L’andamento di Pirelli nella seduta di lunedì 12 marzo

Il 2011 della Pirelli si è chiuso con ricavi consolidati a 5,6 miliardi (+16,6%), mentre il risultato operativo, pari a 582 milioni (+42,7%), ha un’incidenza sulle vendite del 10,3 per cento. L’utile netto è di 440,7 milioni, dato che però beneficia di impatti fiscali non ricorrenti per 128 milioni. Sull’exploit borsistico ha anche influito la distribuzione di un dividendo salito a 0,27 euro (+63%) per azione. La marginalità va ancora meglio se si restringe lo sguardo al settore Tyre (pneumatici): qui il margine operativo lordo, prima degli oneri di ristrutturazione, è salito a 875,5 milioni (+27,9%), con un’incidenza del 15,6% sulle vendite, mentre il risultato operativo si è attestato a 643 milioni (11,5% delle vendite). Le altre attività (inclusa PZero, le finanziarie e le partecipazioni, come quella nella Rcs) contribuiscono in negativo al consolidato, abbassando i risultati ante-imposte.

Dai tempi di Olimpia e Pirelli Re, di acqua sotto i ponti ne è passata. Marco Tronchetti Provera ne è uscito con le ossa rotte, e ha dovuto ridimensionare drasticamente le sue ambizioni. Ma non tutto il male vien per nuocere (anche se di valore ne è stato bruciato a iosa). La lezione è semplice: le avventure finalizzate alla costruzione di galassie di potere finanziario non pagano, mentre se le aziende fanno il loro mestiere con impegno, pneumatici nello specifico, i risultati arrivano. Il direttore generale Francesco Gori, alla cui guida manageriale vanno ascritti i risultati dell’ultimo triennio, e gli altri manager hanno di che esserne orgogliosi.

Una riflessione a parte merita invece il bonus triennale da 77 milioni per il top management. Tredici milioni sono per il presidente Marco Tronchetti Provera, che per il 2011 riceverà anche uno stipendio e altre utilità per 7 milioni, la parte restante si distribuisce tra una novantina di persone. I premi che vengono pagati adesso sono stati già accantonati, esercizio per esercizio, dal 2009 al 2011, secondo un piano di incentivazione triennale legato a obiettivi di redditività (in particolare sul risultato operativo, passato da 111 milioni del 2008 a 582 milioni del 2011). L’ammontare complessivo dell’incentivo è pari al 18% dell’utile netto cumulato degli ultimi tre anni; 3% per il solo presidente Tronchetti. Tredici milioni in tre anni di bonus, più lo stipendio fisso 2011, più altro, fa un totale di 20 milioni. Forse alla luce dei disastri finanziari ancora freschi nella memoria, un po’ di sobrietà non sarebbe guastata.

Twitter: @lorenzodilena

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