David Bidussa
Storia Minima
13 Marzo Mar 2012 1438 13 marzo 2012

La richiesta di abolire la Divina commedia non è una battaglia di libertà. E' solo un’altra versione dei roghi dei libri

La Divina Commedia deve essere tolta dai programmi scolastici: troppi contenuti antisemiti, islamofobici, razzisti ed omofobici.
Questa richiesta avanzata dal gruppo Gerush92 – un gruppo che prende nome dalla cacciata degli ebrei dalla Spagna del 1492 (gherush in ebraico significa “espulsione”, “cacciata”, separazione, in ebraico moderno si utilizza anche per indicare “divorzio”) - è stata commentata in vario modo. Qualcuno ha invocato l’ennesima sbandata del “politically correct”.
Si può certamente avere una valutazione alquanto discutibile di ciò che si accredita come “politically correct”.
A me non sembra che quella sia la matrice e che invece si debba scavare più profondamente non limitandosi a uno slogan.
La matrice è la stessa che per anni ha governato il progetto educativo di chi pensava di proporre emancipazione “togliendo” e non aggiungendo”, di chi riteneva, e ancora oggi ritiene, che sia da abolire l’ora di religione” e non di trasformarla in una (o anche più di una) di storia delle religioni; di chi trovava (e ancora trova) insopportabile e discriminatorio parlare delle feste cattoliche alla scuola materna pensando che questo sia un modo di promuovere l’intercultura e non invece quello di raccontare le feste di tutti i bambini con credi religiosi e usanze diverse che ormai costituiscono la regola – e non l’eccezione – delle nostre scuole di ogni ordine e grado.
La matrice è soprattutto la stessa di chi per molto tempo ha pensato che quando non si è d’accordo con qualcosa la maniera più semplice e più diretta di affrontare le questioni sia l’abolizione di quel qualcosa e spedire tutti coloro che non sono d’accordo a fare una full immersion rieducativa ( e ovviamente rigenerativa) a suon di roghi di libri o di un lavoro redentivo.
In altre parole a me pare che al fondo di quella richiesta avanzata da Gherush92 ci sia la nostalgia sia di una sinistra abbarbicata al ricordo e entusiasta delle gesta delle “guardie rosse” di Mao, oppure dai progetti e dalle gesta dei “guardiani del popolo” attivi nell’Iran khomeinista e di cui il presidente attuale della repubblica islamica di Iran è un esponente significativo. Ossia ci sia la nostalgia di un antiamericanismo radicato nella cultura politica italiana che non ha niente a che vedere né con la lotta all’islamofobia, né con quella all’antisemitismo, né con quella all’omofobia, ma che ha, invece, una stretta parentela con quella mentalità - diffusa a destra e a sinistra, che produce l’islamofobia, l’omofobia e l’antisemitismo.

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