Congiuntura
14 Marzo Mar 2012 1118 14 marzo 2012

Goldman Sachs non farebbe gli interessi dei clienti, bella scoperta

Greg Smith lavorava a Goldman Sachs. Era un executive director e capo della divisione US equity derivatives nell’area EMEA (Europa, Medioriente, Africa). Ha deciso (o è stato licenziato?) di lasciare la più celebre banca d’investimento statunitense. E lo ha fatto scrivendo un op-ed sul New York Times. Smith evoca lo spettro dell’avidità, che avrebbe traviato tutta Goldman Sachs. Le sue accuse sono tanto pesanti quanto scontate. In sostanza, la banca non farebbe gli interessi dei clienti. Bella scoperta.

La recente storia di Goldman Sachs è contrassegnata da episodi di dubbia moralità. Come non ricordare le Collateralized debt obligation (Cdo) di Fabrice Tourre, costruite insieme a John Paulson, fondatore dell’omonimo hedge fund. Sono casi in cui l’asimmetria informativa tra il cliente e la banca raggiunge livelli incredibili. Ma non è nulla di nuovo. O meglio, non è nulla che non sia già stato prezzato dagli operatori di mercato. Nella giungla che è l’investment banking mondiale, tutti sanno che c’è qualcuno pronto a farti le scarpe, non ad aiutarti. E poco importa del fatto che si tratti di un cliente privato o un fondo sovrano. Il concetto di base è monetizzare, creare profitto, aumentare il portafoglio. Il tutto per gongolare con gli incentivi di fine anno. Un trend quest’ultimo, che a Wall Street come nella City o in qualsiasi altro hub finanziario mondiale, è legge. O meglio, era. Sì, perché il deleveraging bancario iniziato dopo il fallimento di Lehman Brothers passa anche dal taglio degli incentivi. Con buona pace dei banker.

La vicenda di Greg Smith però è interessante sotto un altro punto di vista. Lo smacco subìto da Goldman Sachs non è irrilevante. Anzi. Per tutta la mattina, nelle sale operative e negli uffici delle banche, non si è fatto altro che parlare della lettera. Per la prima volta un dipendente della regina di Wall Street racconta (nemmeno troppo nel dettaglio, fra l’altro) che l’interesse della banca non è quello dei clienti. Delle due l’una: o Smith è stato colto da un’irrefrenabile spinta etica e moralista o Goldman Sachs voleva che si sollevasse il polverone. Chissà cosa dirà Richard Siewert Jr., il consulente del Tesoro americano appena assunto da Goldman come Global Head of Corporate Communications. Per la serie, revolving door.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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