Accadde Domani
14 Marzo Mar 2012 0927 14 marzo 2012

"Se i sindacati dicono no, niente paccata di miliardi". La gaffe della signora Fornero.

Sorvoliamo sul linguaggio e sul termine "paccata" che a Roma significa tutt'altro. L'ultima uscita del ministro del lavoro Elsa Fornero è a essere buoni una vera gaffe e a essere cattivi una forma sottile di ricatto. Ora a voler ben guardare la copertura degli ammortizzatori sociali non è una gentile concessione del governo Monti ai sindacati ma un prerequisito essenziale senza il quale la riforma non si può fare altrimenti verrebbe sonoramente bocciata dall'Europa e dalle agenzie di rating. Un prerequisito per fare una riforma che in molti paesi europei è già esistente da decenni. Dai toni del ministro, invece, sembra che la paccata di miliardi sia condizionata al diktat del governo: "Prendere o lasciare". Non è così che si conduce una trattativa su temi delicati come il mercato del lavoro. I dati ISTAT sulla recessione sono davvero allarmanti: c'è una crescita della disoccupazione, soprattutto giovanile, un aumento della cassa integrazione, nessuna prospettiva di crescita dell'economia, una pressione fiscale denunciata dalla corte dei conti vicina al 45%, una diminuzione e del salario reale a seguito di un aumento dell'occupazione e un calo degli investimenti industriali in Italia. In questa situazione proporre una diminuzione invece che un allargamento delle tutele del lavoro dipendente è assurdo e non fa bene neppure alla crescita: se non ripartono i consumi o gli investimenti è difficile che si possa uscire dalla stretta recessiva. Il ministro Fornero ha fatto capire che se passerà la sua riforma si impegna a ridurre la disoccupazione di tre punti. Con queste premesse mi sembra una previsione simile a quelle che Berlusconi ha fatto per 15 anni sulla riduzione delle tasse.

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