Fatti di Scienza
15 Marzo Mar 2012 1352 15 marzo 2012

La confusione di Clini sugli OGM

Parlare di OGM in Italia vuol dire sempre gettarsi in un dibattito molto acceso e dalla lunga storia. Lo deve aver capito velocemente anche il ministro per l'ambiente Corrado Clini, quando le sue dichiarazioni riportate in un'intervista del Corriere della Sera hanno sollevato una serie di risposte anche piuttosto accese, con Coldiretti che non ha esitato di parlare di "danno al Made in Italy", proprio il contrario di quanto sostenuto dal ministro.

La "linea di Clini" è di una possibile apertura agli OGM che "possono portare benefici". Non solo. Secondo quando riportato dal Corriere, Clini avrebbe dichiarato che a Bruxelles "alcuni paesi, fra cui l'Italia (e la Spagna e la Svezia e l'Ungheria), hanno accolto la proposta della presidenza danese". Ovvero che l'Unione Europea possa concedere le autorizzazioni agli OGM, salvo poi il fatto che ogni singolo membro può decidere se vietarli esplicitamente nei proprio confini.

Fa strano trovare nell'elenco fatto dal ministro l'Ungheria, un paese il cui Segretario del Ministero allo Sviluppo Rurale, non più tardi del settembre scorso, alla 75° Esposizione Nazionale dell'Agricoltura e del Cibo dichiarava: "mantenere il Paese libero da OGM è un elemento di strategia e sicurezza nazionale. Agricoltura e coltivazioni pure e libere da OGM hanno un significativo vantaggio sul mercato per l'Ungheria".

A livello di governo, gli ha risposto anche il ministro per le politiche agricole Mario Catania, interpretando le dichiarazioni di Clini come opinioni personali e non come la linea del governo. Catania ha anzi sottolineato come non ci siano novità sulle posizioni dell'Italia in merito agli OGM, che non sarebbero conformi "agli interessi del nostro sistema agroalimentare".

A proseguire nella lettura dell'intervista del ministro Clini, sorprende una dichiarazione. "Senza l'ingegneria genetica oggi non avremmo alcuni fra i nostri prodotti più tipici. Il grano duro, il riso Carnaroli, il pomodoro San Marzano, il basilico ligure, la vite Nero D'Avola, la cipolla rossa di Tropea, il broccolo romanesco: sono stati ottenuti grazie agli incroci e con la mutagenesi". Per il Nero D'Avola la Coldiretti siciliana non si è fatta attendere, smentendo una presenza di OGM nel famoso vitigno: "La vite nero d'Avola e' un 'marchio' che offre alla Sicilia un elemento distintivo. E' un valore aggiunto del patrimonio agricolo che non ha nulla a che spartire con gli Ogm".

Soprende di più la confusione del ministro su "ingegneria genetica" e "incroci". La prima, citiamo da Wikipedia, "è un insieme molto eterogeneo di tecniche che permettono di isolare geni, clonarli, introdurli e esprimerli in un ospite eterologo (differente dall'ospite originale). Queste tecniche permettono di conferire caratteristiche nuove alle cellule riceventi. Le cellule così prodotte sono chiamate ricombinanti. L'ingegneria genetica permette anche di alterare la sequenza di DNA del gene originale e di produrne uno più adatto a rispondere ad esigenze specifiche, come avviene ad esempio per quanto riguarda gli OGM".

Le seconda pratica, quella degli incroci, ha permesso di selezionare generazione dopo generazione le varietà più adatte a essere coltivate nei diversi terreni, quelle più interessanti per il consumo alimentare, quelle più resistenti alle intemperie. E' un lavoro iniziato millenni fa con la nascita stessa dell'agricolutura, ha coinvolto milioni di agricoltori in tutto il mondo in tutte le epoche storiche. E' questa praticache ha permesso di arrivare a produrre quelle primizie del Made in Italy che citava Clini, dal San Marzano al basilico ligure, ma poco o nulla ha a che fare con l'ingegneria genetica. Per fortuna che è un governo di tecnici... (marco boscolo)

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