Accadde Domani
17 Marzo Mar 2012 1000 17 marzo 2012

Altan: "Continuo a pensare alla crescita ma non mi viene in mente niente". Sembra Mario Monti.

"Continuo a pensare alla crescita ma non mi viene in mente niente". Il geniale Altan con una battuta raffinata e sarcastica su la Repubblica dà una sferzata al governo e riesce, meglio di un qualsiasi editoriale, a spiegare qual'è lo stato dell'arte in materia di politica economica a proposito della crescita. Di crescita non se ne vede neppure l'ombra. Le ultime speranze di un'inversione di tendenza sono state gelate qualche giorno fà dall'Istat che ci ha riportato alle crude cifre della recessione in atto. Basta dare un'occhiata alle agenzie di stampa del 12 marzo, giorno in cui l'Istat ci ha messo di fronte alla dura realtà. Italia in recessione tecnica: il Pil nel IV trimestre e' sceso dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. L'Istat ha invece rivisto al rialzo la stima preliminare per il 2011: il prodotto interno lordo e' cresciuto dello 0,5% (dal +0,4% previsto). La crescita acquisita per il 2012 e' pari invece a -0,5%. Anche dalla Cgil arriva oggi un dato drammatico: "A febbraio 400.000 in cassa integrazione. + 49,1% rispetto a gennaio.

L'Istat spiega che per il quarto trimestre la stima preliminare diffusa il 15 febbraio scorso aveva rilevato una diminuzione congiunturale dello 0,7% e una diminuzione tendenziale dello 0,5%. Nel quarto trimestre del 2011 tutte le componenti della domanda interna sono risultate in diminuzione su base congiunturale. Le importazioni si sono ridotte del 2,5% e le esportazioni sono rimaste stazionarie. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto un punto percentuale alla crescita del Pil (-0,4 i consumi delle famiglie, -0,1 la spesa della PA e -0,5 gli investimenti fissi lordi). Anche la variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla crescita del Pil (-0,4 punti percentuali), mentre il contributo della domanda estera netta e' stato positivo per 0,7 punti percentuali. Dal lato dell'offerta, si rilevano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto dell'industria (-1,7%) e dei servizi (-0,1%), mentre il valore aggiunto dell'agricoltura e' aumentato dello 0,5%.
Prosegue positivo invece il superindice dell'area Ocse. A gennaio si posiziona a quota 100,9 salendo di 0,4 punti rispetto al mese precedente. Giudizio positivo anche per l'Italia, dove il superindice avanza di 0,4 punti a quota 96,6. "Possibile cambio positivo" anche per l'Eurozona, il cui indice e' salito di 0,2 punti a 98,7. L'Ocse spiega che "segnali piu' forti, anche se timidi, stanno cominciando a emergere in tutte le principali economie Ocse e per l'Eurozona nel suo insieme".
A guidare la salita, aggiunge l'Ocse, sono stati gli Stati Uniti (+0,7) e il Giappone (+0,5). invariato a 99,4 punti il dato del Canada, mentre la Francia segna +0,3 a 99,1, la Germania +0,1 a 98,1, il Regno Unito +0,1 a 98,9. Al di fuori dell'area, i dati indicano "segnali piu' forti di cambiamento positivo" per India (+0,7 a 96,7) e Russia (+0,2 a 102,1), mentre la Cina rallenta (-0,6 a 98,4) e il Brasile segna una "crescita al di sotto della media" (-0,2 a 93,2).

All'ottimismo dell'Ocse va contrapposto un dato non contemplato dall'Istat: malgrado tutte manovre di politica economica messe in atto finora dal governo il debito pubblico continua a salire. Secondo i dati contenuti nel Supplemento al Bollettino Statistico della Banca d’Italia, “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”, è stata toccata la soglia di 1.935,829 miliardi di euro, in crescita di quasi 38 miliardi dal mese precedente quando era stata raggiunta la cifra di 1.897,946 miliardi di euro. Secondo quanto afferma Bankitalia, il forte aumento del debito su base mensile è dovuto al fattore “stagionalità”: in questo periodo dell’anno avviene un maggiore accumulo delle disponibilità del Tesoro presso la Banca d’Italia.

Resta il fatto che finora il governo dei tecnici ha prodotto soltanto politiche recessive: tutte le variabili della crescita, dai consumi agli investimenti, all'occupazione hanno il segno meno e non si intravvedono politiche economiche che siano in grado di mutare il corso degli eventi. Non è forse il caso di rimettere mano a politiche keynesiane, dopo aver constatato che il mercato difficllmente si aggiusta da solo?

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