Personal Media
18 Marzo Mar 2012 1017 18 marzo 2012

Lo scienziato Krauss: «Vi dimostro l’inutilità di Dio»

“A Universe from Nothing”, un universo dal nulla. Il titolo è troppo provocatorio per non destare sospetti. Perché uno scienziato come Lawrence Krauss, insigne cosmologo, professore di fisica presso l’Arizona State University, principe dei divulgatori e autore, tra gli altri, del bestseller “La Fisica di Star Trek”, si imbarca nell’impresa di scrivere un libro con un titolo simile? La prima risposta – fuorviante, non la considerate – è che non vedeva l’ora di raccontare ai suoi lettori i più recenti orizzonti della fisica e le bizzarre implicazioni cosmologiche. Ma si tratta, appunto, di una risposta fuorviante. Il vero obiettivo di Krauss, fin troppo esplicito, è rifilare una sventola alla vecchia teologia rivendicando non solo il diritto di cittadinanza degli atei (che negli Stati Uniti sono tradizionalmente considerati alla stregua di paria) ma la loro ultima vittoria nella partita a scacchi della filosofia. Il fatto che la Postfazione del libro sia firmata dal biologo evoluzionista Richard Dawkins, il padre del “New Atheism Movement”, è un indizio importante per capire le ragioni di questa provocazione.
Dunque, Krauss ha scritto questo libro (appena pubblicato negli Usa da Simon & Schuster) per dimostrare che è necessario rivisitare le antiche diatribe sull’esistenza di Dio. Chi non ha mai discusso del Principio Primo? Chi non si è mai sentito dire che “nulla nasce dal nulla”? Ebbene, secondo Krauss, le risposte della teologia a quegli interrogativi primordiali sono –come minimo – vaghe e astratte. Chi vuol credere in Dio si accomodi, ma non si aggrappi a certezze che la metafisica non può offrire.
Krauss non ce l’ha con Dio. Ma cerca di dimostrare che la scienza moderna ha cambiato le carte in tavola, a partire dal significato di nothingness, il nulla. Le vecchie diatribe su questo argomento erano solo astrazioni da filosofi. Che cos’è il nulla? Lo spazio vuoto, dicevano gli antichi Greci. Ma la fisica oggi ci dice che lo spazio vuoto non esiste, è intrinsecamente instabile, è pieno di energia e dà origine a particelle che appaiono e scompaiono con la casualità che caratterizza il mondo quantistico. Persino l’universo potrebbe essere sorto dal nulla come una bolla nello spazio-tempo. E forse nel nulla cosmico potrebbero essere sorti infiniti universi paralleli, ciascuno con le sue leggi fisiche. Ma questo non contraddice il vecchio adagio che nulla si crea e nulla si distrugge? Niente affatto, dice Krauss. Se si eliminano tutte le particelle dallo spazio, e tutte le radiazioni, alla fine resta un vuoto pieno di energia. E se si calcola tutta l’energia esistente nell’universo (o in tutti gli universi) allora si scopre che l’energia totale è zero, grazie al contributo negativo fornito dalla gravità.
Quando Krauss discute con i teologi questi gli rispondono per le rime: “Supponiamo pure che lo spazio vuoto non sia il nulla che credevamo, perché è comunque pieno di energia che continuamente genera nuove particelle. Ma stiamo comunque parlando di spazio. Ebbene: qualcuno deve pure aver creato lo spazio? Chi?”. Ragionamento sbagliato, replica Krauss. Se si applica la meccanica quantistica alla gravità ecco che dove c’è il nulla si vede sorgere lo spazio. L’universo sboccia proprio grazie alle leggi della meccanica quantistica.
Le argomentazioni di Krauss sono avvincenti e complesse e raccontano uno spazio dove il vuoto è pieno di “Dark Energy” (energia oscura) che crea un campo gravitazionale repulsivo in grado non solo di accelerare l’espansione di un universo le cui galassie si allontanano a velocità superiore a quella della luce, ma anche di trasformarlo progressivamente in un ambiente sempre più freddo e vuoto. Quello in cui siamo, dice Krauss, è un momento particolarmente felice dell’universo, un attimo fuggente in cui noi riusciamo ancora a misurare le tracce del Big Bang, avvenuto 13,73 miliardi di anni fa, e possiamo interrogarci sul futuro. Una piccola finestra che sembra fatta apposta per comprendere la complessità di quello che ci circonda e capire perché, intorno a noi, “c’è qualcosa invece che il nulla”.
Richard Dawkins, che firma la Postfazione e un paio di anni fa pubblicò “The God Delusion”, dice che il suo amico Krauss è il Woody Allen della cosmologia, arguto, irriverente, trascinante.
Le argomentazioni di Krauss sono convincenti? Difficile a dirsi, si tratta di un argomento in cui ciascuno di noi dà la sua risposta personale. Ma è difficile pensare che una persona religiosa possa essere convinta dell’inutilità di Dio grazie a brillanti argomentazioni scientifiche.
Più interessante è notare che il libro si colloca nel filone del New Atheism Movement, e si va ad aggiungere a un lungo elenco di “manifesti del nuovo ateismo” pubblicati negli ultimi anni con la firma di altri insigni intellettuali. Autori come lo scienziato cognitivista Daniel Dennett, il fisico delle particelle Victor Stenger, il filosofo (francese) Michael Onfray, l’ex pastore quacchero Dan Barker e molti altri. Tra cui il fisico Stephen Hawkings, che nel suo libro “The Grand Design” scrisse: “Poiché esiste una legge come la gravità, l’universo può – e potrà – creare sé stesso dal nulla”. E non si può dimenticare Christopher Hitchens, il noto scrittore e polemista che stava scrivendo la prefazione al libro di Krauss (è morto prima di concluderla, nel dicembre scorso), e che nel 2007 aveva pubblicato “God is Not Great: How Religion Poisons Everything” (Dio non è grande, ecco come la religione avvelena ogni cosa).
La proliferazione di libri ispirati al New Atheism Movement è imputabile al fatto che negli Stati Uniti gli atei sono una minoranza oppressa. Dovrà passare ancora molto tempo prima che nella Casa Bianca, dopo il primo presidente nero, possa entrare un presidente ateo. Ma qualcosa sta cambiando.
Stando al “termometro” della Gallup la religiosità degli americani è in calo mentre il numero delle persone non religiose è in rapido aumento. Tra gli anni Sessanta (quando cominciò la grande offensiva della destra religiosa) e gli anni Novanta gli americani che si dichiaravano “senza religione” erano una nicchia che non superava il 5-7%. Ma qualcosa è successo alla fine del secolo scorso. Verso la metà degli anni Novanta quella percentuale è salita al 12% e nel 2011 ha toccato il 19%. Questo fenomeno è particolarmente significativo tra i giovani: oggi un terzo dei ventenni dichiara di non credere in alcuna religione. David Campbell e Robert Putnam, in un recente articolo su Foreign Affairs (God and Caesar in America) sostengono che questo “marcato spostamento generazionale è innanzitutto una reazione alla destra religiosa”. I giovani sembrano essere allergici all’uso politico che la destra fa della religione. E siccome per molti di loro religione significa “intolleranza e omofobia”, non vedono se stessi come persone credenti.
Il libro di Krauss - nel suo tentativo, talvolta beffardo e irriverente, di dimostrare l’inutilità di Dio - fa parte di questo movimento di resistenza che cerca di garantire agli atei il diritto di cittadinanza che fino a oggi non hanno.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook