Nuovo Mondo
25 Marzo Mar 2012 2236 25 marzo 2012

Benedetto XVI a Cuba alla prova del marxismo di nuova generazione

Ve li immaginate il Prof. Ratzinger, Fidel Castro ed Hugo Chavez a disquisire sull’attualità o la vetustà del marxismo, magari nella sua evoluzione di socialismo bolivariano? Padre Federico Lombardi si è detto sorpreso dell’ipotesi di incontro con i due presidenti, ma quello con il primo è quasi scontato ed il secondo potrebbe non essere così impossibile visto che Chavez è lì per eseguire nuove sedute di chemioterapia. Per ora le uniche parole cubane sono arrivate dal cancelliere Bruno Rodriguez che ha detto di rispettare tutte le opinioni, di considerare utile l’interscambio di idee, spostando prontamente l’argomento sulla libertà, sulla dignità umana e quindi sull’embargo, argomento che sarà ovviamente riproposto a Benedetto XVI come causa del malessere cubano. Mai come questa volta Granma e la Chiesa Cattolica Cubana hanno preparato insieme i preparativi per la visita, ignorando, anzi vietando le proteste delle Damas de Blanco e condannando le occupazioni delle Chiese dell’Avana attuate in queste settimane, peraltro da pochi dissidenti. La vera delusione non appartiene tanto ai dissidenti laici, scettici sin da subito sulla portata della visita papale, considerata un ulteriore sponsor per il uovo ma sempre vecchio governo di Raul Castro, ma della dissidenza cristiano-cattolica, di cui uno degli esponenti è Oswaldo Payà vicino al Movimento Cristiano de Liberacion, responsabile del Projecto Varela e candidato per numerosi anni, compreso questo, al Nobel per la Pace che in questi giorni ha accusato il Partito Comunista di organizzare una recita per assembrare le persone a Santiago e L’Avana e partecipare in modo incoerente alle cerimonie. Ma ciò che ha stupito è stata la dura accusa al primate di Cuba, il Cardinal Ortega, più volte mediatore fra dissidenti e governo, definito “parte di un elite vicina a Raul Castro e propositrice di un cambio che non c’è” e ribadendo che non è il Papa con il suo messaggio di speranza, ma solo il popolo cubano ad avere la responsabilità della propria libertà. Cuba si prepara a ricevere il Papa a suo modo con il governo che ha concesso tre giorni di ferie, minacciando di perdite salariali chiunque non attesti la propria partecipazione agli eventi religiosi, arrestando i dissidenti ritenuti più fastidiosi, limitando di nuovo i servizi telefonici già difficili. Mosse silenziose e rischiose con in giro migliaia di giornalisti accreditati e trecento “pellegrini” o forse più provenienti da Miami. A Cuba tutti, da diverse parti, sperano…

Angelo M. D'Addesio @angelodaddesio

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