Serena Cappelli
Non aprite quelle porte
26 Marzo Mar 2012 1318 26 marzo 2012

Basta suonerie cafone, Nokia brevetta il tatuaggio che vibra

In questi giorni si vocifera che Nokia abbia brevettato un tatuaggio che vibra quando squilla il cellulare. Messaggi, chiamate, sveglie, appuntamenti, niente ci potrà più sfuggire. Probabilmente è solo una trovata pubblicitaria e depositare un brevetto non vuol dire certo commercializzarlo, ma l’idea di avere il polso – o chi per esso – che vibra ad ogni sms mi incute un po’ di timore da film di fantascienza. Senza contare le implicazioni sulla salute fisica (e mentale) del portatore.


Certo è che le suonerie sono da sempre un argomento controverso e ricco di spunti. Ci sono gli amanti del classico e ci sono i virtuosi del motivetto, i giudiziosi e gli entusiasti. Io per anni sono stata giudiziosa, finché ho scoperto una simpatica canzoncina da vera nerd: le equazioni di Maxwell dell’elettromagnetismo cantate – piuttosto male, in verità – sulla musica di Let it be. Deformazione professionale, questa è la mia scusante. Un po’ me ne vergogno ed infatti nei luoghi pubblici ho sempre la vibrazione.
Ma sul treno, che è la mia seconda casa, la vibrazione non va per la maggiore (purtroppo?). E così ogni tanto partono musichette fastidiosamente divertenti, dalle hit del momento alle canzoni goliardiche, dai versi degli animali ai rumori non ben identificati. Che poi magari guardi in faccia chi risponde e ti chiedi come possa quell’elegante uomo d’affari tollerare Paparazzi di Lady Gaga che esce a tutto volume dal suo cellulare. Ma al cuor non si comanda e ai gusti musicali nemmeno.

Il peggio l’ho toccato una sera tempo fa, quando era appena successo l’affare della Concordia. Ero seduta vicino a due uomini sui quarantacinque, che discutevano della commercializzazione delle magliette con la tristemente famosa esortazione a Schettino. Uno ha detto all’altro: “Se trovo la maglietta su internet, la compro. Anzi, dovrebbero farci anche una suoneria, pensa che figata”. Già, proprio una figata.

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