Mambo
26 Marzo Mar 2012 0646 26 marzo 2012

L’articolo 18 ha svegliato i partiti, ma a Monti non ci sono alternative

L’articolo 18 ha dato una “svegliata” ai partiti. Chi riscopre un’anima di sinistra (il Pd), chi ritrova un ruolo neo-conservatore (il PdL), chi si traveste da “montiano” assoluto (Casini). Ci sono poi quelli che minacciano sfracelli (Di Pietro, Bossi e la rianimata sinistra radicale). Ci sono risvegli che preparano a una bella giornata e risvegli che non cancellano la memoria dell’incubo notturno. Quale scegliere? E’ la seconda che ho detto. Il rianimarsi dei partiti è, a parer mio, un finto risveglio. Gli scontri verbali di queste ore danno l’idea che il sistema politico consideri avviata a conclusione l’esperienza Monti. Il governo viene accusato di eccesso di decisionismo a sinistra e di irresolutezza a destra.

Tutti però credono che stia tornando il tempo di congedare i tecnici per restituire lo scettro alla politica pura. C’è un piccolo problema, che i partiti non avvertono ma l’opinione pubblica sì. I partiti non appaiono più puri di quanto lo fossero prima che Napolitano affidasse la pratica nelle mani del professor Monti. Il mondo berlusconiano è un cumulo di macerie. Il partito del leader senza il leader è un controsenso. Berlusconi oggi ha tra le mani una sola carta: trasferire la sua restante forza elettorale nelle mani di un erede robusto. Non sembra si tratti di Alfano. Potrebbe essere un tecnico dell’attuale governo. Molti guardano alle prossime mosse di Passera. Anche se oggi il vice-direttore del “Giornale”, Nicola Porro, vede in ascesa, dopo la vittoria asiatica, Luca Cordero di Montezemolo.

Segnali troppo labili per far pensare a una rinascita della destra anche se a sinistra si sta facendo strada la stessa illusione che impiccò Occhetto nel ’94 quando il leader del Pds scambiò la rovina della vecchia destra con la morte della destra. A sinistra Bersani ha tenuto insieme il suo gruppo dirigente, la Cisl, la Cgil e la sinistra radicale. Una parte di questo mondo lo abbandonerà quando si renderà conto che il segretario del Pd saggiamente non combatte per la rinascita dell’articolo 18 ma ne vuole una manomissione dolce. In ogni caso il laburismo tardivo del suo gruppo dirigente, che pendolarmente passa alcuni anni a dirsi democratico tout court e altri a definirsi socialista, non nasconde le enormi differenze che ci sono al suo interno oltre che lo sbriciolarsi del partito in periferia corroso dalle tarme dei vari partiti personali che si combattono l’un con l’altro. Casini è un fantastico affabulatore che nei suoi anni berlusconiani ha fatto credere al de cuius che aveva in mano il voto cattolico e oggi si comporta come se il suo centro sia diventato una grande coalizione elettorale.

I sondaggi dicono che vivacchia con risultati a una cifra. Troppo poco per essere egemoni, sufficienti per essere determinanti. Ecco perché Monti che ai più appare azzoppato dopo tre mesi e dopo lo scontro sull’articolo 18, continua ad avere tra le mani la carta vincente, cioè questa: dietro di lui c’è ancora il niente. I montiani assoluti possono festeggiare poco, però. Essere indispensabili senza avere un progetto affossa anche i tecnici e Monti, dopo aver messo le mai sulle pensioni, dopo aver liberalizzato in modo taccagno, dopo aver manomesso, molto o poco lo deciderà il parlamento, l’articolo 18 dovrà decidere se i prossimi mesi li vivrà come un balneare governo Rumor (il leader della Dc veneta chiamato sempre a far governi di pochi mesi) o come un governo vero che la le cose che la politica non sa fare.

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