Dischaunt
27 Marzo Mar 2012 0957 27 marzo 2012

La disavventura dei Colapesce scatena il dibattito: l'Italia non è un Paese per concerti?

"Umiliati e offesi". Così si sono definiti i siciliani Colapesce, dopo essere stati vittima di una serie di disavventure fantozziane - ma, ahimé, per nulla divertenti - prima e dopo il loro concerto al Toop di Battipaglia, domenica sera.

Ecco il loro racconto dell'accaduto, pubblicato in una nota su Facebook.

"Perfino il rock ti scava rughe sulla faccia..."
(Perturbazione, Del nostro tempo rubato)

Ci siamo sentiti in dovere di scrivere una lettera per raccontarvi quello che ci è successo tra la sera di ieri e questa mattina. Speriamo serva a qualcuno...

Quando diciamo che veniamo dalla Sicilia pare che i promoter si spaventino. Succede sempre. "E ora, come li sistemo, questi?"Per noi isolani andare in giro a suonare non è una cosa semplice: siamo svantaggiati dalla geografia, lontani dai club e dalle autostrade. Lontani da tutto. I Cani o i Bud Spencer Blues Explosion (solo per citare due band con cui condividiamo l'agenzia, di cui siamo felicissimi e orgogliosi, e in parte lo stesso team) partono da Roma ogni fine settimana e dopo un weekend di concerti possono tornare a casa, riposarsi e poi ripartire. Noi no. Fare avanti e indietro dalla Sicilia è praticamente impossibile: insostenibile dal punto di vista economico ma anche da quello del tempo. Gli spostamenti sarebbero troppo lunghi.Per questo abbiamo scelto di essere gestiti come una delle tante band straniere che vengono a suonare in Italia: quando ci muoviamo lo facciamo per periodi lunghi. Stiamo fuori settimane intere (in questo caso dieci giorni filati), suonando anche in giorni della settimana in cui di solito si sta fermi e affrontando viaggi molto più lunghi della norma.Non ci stiamo lamentando, siamo stati noi a scegliere come affrontare il tour: "Un meraviglioso declino" è uscito da poco, ma è il frutto di un anno molto stressante emotivamente e non solo. Non vedevamo l'ora di portarlo in giro, di "uscire fuori", incontrare e conoscere le persone che lo avevano ascoltato.

L'altra sera, a Milano, è stato pazzesco. Il Magnolia era pieno di gente e tutti cantavano le canzoni. Lo sappiamo, succede a tutti quelli che suonano, ma noi ancora non ci siamo abituati all'idea. E come Milano, Roma, poi Bologna, Perugia, Bari. Anche nei posti più piccoli dove siamo stati, come il Morgana di Benevento e lo Youthless di Rieti, siamo stati accolti con grande calore e generosità sia da parte del pubblico che dagli organizzatori. Locali che pur senza gli stessi mezzi di quelli delle grande città ci hanno fatto sentire a casa. benvoluti e rispettati. Le ore interminabili trascorse in furgone, gli scazzi, il sonno arretrato valgono la pena quando poi si trasformano in serate che ci porteremo dentro e ricorderemo per un bel pezzo.

Per questo quando dopo la data di Milano, la nostra ultima di questa prima tranche del tour, ci hanno offerto di suonare anche a Battipaglia abbiamo accettato senza battere ciglio.Per spezzare il viaggio eterno che ci avrebbe dovuto riportare in Sicilia, e anche perché tra suonare e non suonare noi scegliamo sempre la prima. Ci era stato proposto un concerto in orario pomeridiano, ma da subito abbiamo fatto sapere all'organizzatore, Roberto Forlano, che non sarebbe stato possibile suonare alle 18, con la speranza che lui avvertisse i gestori del locale. Milano - Battipaglia non è proprio una trasferta facile e volevamo il tempo per poter fare il soundcheck, riposarci un po' e poi suonare. Nei giorni precedenti al concerto la nostra agenzia di booking e il management che ci segue ci hanno confermato in più modi - dietro rassicurazioni dello stesso Forlano - che non ci sarebbero stati problemi a suonare in un orario più tradizionale. E che il locale non sarebbe stato aperto al pubblico prima della fine del nostro soundcheck. Ovviamente non è stato così: siamo arrivati poco dopo le 19 e già c'era la gente che ci aspettava. Gente venuta anche da fuori solo per sentire il nostro concerto.

Alla fine non abbiamo provato niente, siamo saliti sul palco e abbiamo suonato al nostro meglio.Poco prima di cominciare, uno dei gestori ci ha sgridato per il ritardo: per colpa nostra, ieri sera al Toop di Battipaglia, non hanno potuto trasmettere la partita della Juventus e per questo motivo hanno perso tre tavolate di clienti. E quindi dei soldi. Ci dispiace, ma noi eravamo stati chiari fin da subito: a Milano il nostro concerto sarebbe dovuto cominciare, secondo accordi, a mezzanotte e un quarto, per noi era impossibile rimetterci in viaggio prima di una certa ora e arrivare giù a Battipaglia entro le 17. Abbiamo messo comunque la sveglia all'alba e ci abbiamo provato, ma niente: con i miracoli ancora non ce la caviamo bene. Prima del concerto in tre abbiamo mangiato una pizza con la mozzarella di bufala.Da allora due hanno mal di pancia e febbre, mentre io - Lorenzo - ho passato tutta la notte a vomitare. Ma anche questo può capitare, non ne siamo felici, ma può capitare.Prima del concerto, il promoter aveva voluto comprare uno dei nostri vinili: noi li vendiamo a 15 euro, ma lui purtroppo ne aveva solo dieci. Ci ha promesso che a fine serata avrebbe provveduto a darci il resto. Non l'abbiamo più visto. Sparito.

Non è stato lui a pagarci e neanche lui ad accompagnarci nel luogo che aveva prenotato per farci dormire. Ero già stato qui con Santiago, il progetto che condivido con Alessandro Raina, e ci era capitato di dover dormire in un luogo non proprio confortevole. Per questo avevamo espressamente richiesto di poter essere ospitati in un albergo, visto anche il grande viaggio che avremmo dovuto affrontare oggi per tornare a casa. Ci è stato detto che così sarebbe stato e invece ci siamo ritrovati in un garage umido, senza riscaldamento, pieno di insetti e con un bagno fetido e puzzolente. Che volete che sia, ci siamo fatti forza, è il rock'n'roll. Un po' meno rock'n'roll è stato scoprire che non ci sarebbe stato spazio per tutti. Cinque membri, quattro letti. E un divanetto piccolissimo su cui io sono stato capace di resistere due ore, tra una vomitata e l'altra. E gli attacchi di panico. Per niente rock'n'roll, ma altrettanto schifoso, era il paio di mutande maschili ritrovato tra le lenzuola di uno dei letti. Per non parlare del letto in cui riposava il nostro bassista Giuseppe, crollato a terra dopo pochi minuti. Normalmente una cosa del genere l'avremmo presa a ridere e forse ci saremmo spostati a dormire altrove, a nostre spese, ma ieri non ce l'abbiamo proprio fatta. Ci siamo sentiti sconfitti, umiliati e violati come musicisti e, soprattutto, persone.Con noi nella stanza, separato solo da una tenda, c'era anche il padrone del garage. Molto gentile nel fornirci un giaciglio ma non altrettanto carino nel russare e scorreggiare per tutta la durata della nostra permanenza in loco.

Così, tra una vomitata e l'altra, abbiamo deciso di partire. Metterci in strada e provare a tornare a casa. Senza avere chiuso occhio. Rischiando la vita.Cosa che è puntualmente successa quando, per un colpo di sonno del nostro Francesco, siamo stati tamponati sulla Salerno-Reggio Calabria. Un pneumatico è esploso e il furgone ha subito danni per un valore economico di circa settecento euro. Noi stiamo bene, e questa al momento è l'unica cosa che davvero conta. Per suonare la nostra musica in giro siamo disposti a sacrificare il tempo libero, gli affetti, le ore dovute al sonno, ma non la vita. L'incidente è stato sicuro una fatalità, ma tutto quello che è successo prima si sarebbe potuto e dovuto evitare. Sappiamo che molte agenzie hanno a che fare con lo stesso promoter e che da quelle parti sono passati e passeranno musicisti di assoluto livello. Ci chiediamo se verranno accolti tutti nello stesso modo, o se chi organizza concerti a Battipaglia, Campagna e Eboli abbia semplicemente un'idea classista della musica. Qualche settimana fa il nostro amico e conterraneo Cesare Basile ha subito un trattamento simile dalle stesse persone, finendo per dormire nella sua automobile, e anche altri gruppi ci hanno raccontato storie simili.

Noi ci siamo stufati di stare in silenzio e non c'importa se per questo motivo perderemo delle occasioni: vogliamo rispetto e vogliamo essere trattati da persone e non come bestie. Di sicuro non torneremo più a suonare in concerti organizzati da quel promoter, e speriamo che questa lettera aperta dia coraggio anche a qualche altra band costretta, anche altrove, a suonare in situazioni inaccettabili. Ci piacerebbe che da questo nostro sfogo potesse nascere una riflessione su cosa voglia dire fare musica in Italia ora come ora. Poche ore fa il signor Roberto Forlano ha scritto sul suo profilo Facebook che per "evitare le tragedie si sta attrezzando". Complimenti per il sarcasmo, speriamo anche cominci ad attrezzarsi pure per ospitare le band in un posto accogliente e non costringerle a rischiare la vita.

Lorenzo e tutti i Colapesce

Il racconto dell'accaduto, come pronosticabile (e, del resto, auspicato dalla stessa band), ha fatto il giro del web. Causando reazioni emotive e rabbiose da parte di altri musicisti che, nella loro carriera, hanno vissuto esperienze simili. In serata ha risposto via Facebook anche il promoter della serata, Roberto Forlano, che ha chiesto scusa per quanto accaduto a Battipaglia.

«Oggi è una giornata di lutto per me. Il 30 maggio di quest'anno dopo 6 anni passati a organizzare concerti spinto solo da passione probabilmente terminerò la mia attività di promoter, o direttore artistico, fate voi.
Mi scuso per l'accaduto a Colapesce e la sua band.

La cosa è stata inaspettata e causata da una mia leggerezza. Voglio sollevare da ogni responsabilità il locale TOOP assumendomi tutte le colpe. Pertanto rinnovo le scuse agli artisti senza dissentire su un solo punto della nota di Lorenzo.

Mi dispiace solo per le accuse rivolte da chi grazie a me ha ascoltato in un territorio infame i migliori nome del panorama musicale indipendente italiano. Gli artisti vanno rispettati sempre e comunque. Vanno anche rispettati i proprietari del "Rifrullo" e del "Toop" che si fanno un mazzo così per resistere in un periodo come questo dove la crisi chiude centinaia di attività al mese. Per questo pregherei solo Lorenzo di addossare tutte le colpe a me e di tirare fuori dalla questione il “Rifrullo” e il “Toop”. Non discuto nemmeno la platealità della contestazione. Anzi, gli devo anche 5 euro.

Se è successo questo è solo perchè probabilmente il mestiere del promoter non fa per me. La mia troppa voglia di ascoltare la musica che piace a me e ai miei amici mi ha fatto spesso correre dei rischi. Se si aggiunge che I guadagni sono sempre stati irrisori e gli sforzi tantissimi, capirete il perchè della mia resa. Non posso permettermi un albergo per le band anche perchè ho sempre difeso la politica dell' ingresso gratuito. Con questo le scuse si allargano a chi come Colapesce ha avuto problemi nel lavorare con me. Da oggi penso che sia meglio non far suonare, non rimetterci la faccia, la dignità e i soldi che adottare questa politica. La penso anche come Cristiano Prat, che ringrazio per il post. Gli altri sciacalli si attaccheranno, la musica l'andranno a sentire a Roma da oggi o a suon di bigliettoni.

Chi ha poi scritto di voler fisicamente attentare alla mia salute, saprà sicuramente che potrà trovarmi tutti i giorni in quel bar “passato per età e voglia di fare”, il Rifrullo, dove però ho avuto modo di far venire, soprattutto per me, Bsbe, Virginiana Miller, Nobraino, Diaframma, Sinigallia, Malfunk, Marco Parente, solo per citarne alcuni. Invito inoltre le agenzie, che dopo quest'accaduto hanno intenzione di disdire le serate fissate con me, di avvertirmi. Il motivo lo capirò da me. Grazie per avermi reso per un giorno il personaggio più famoso e odiato di facebook dopo Berlusconi. Già so che molte persone riterrano inutili o scadenti le scuse. Io credo che rinunciare a sei anni di duro lavoro e ad una passione, invece, sia davvero tanto».

Da qualsiasi lato la si guardi, questa vicenda descrive con efficacia lo stato di salute della musica live in Italia. A parte poche eccezioni, i problemi per chi vuole suonare le sue canzoni su e giù per la penisola sono molti e rendono la vita difficile a tutti quelli che si sbattono perché ciò avvenga. I gruppi, senz'altro, ma anche i promoter e i locali. Tutti prigionieri di un meccanismo che non gira, o gira a fatica.

Perché qualcosa si smuova è necessario che se ne parli. E la nota scritta dai Colapesce, per quanto impulsiva, ha avuto proprio questo effetto. Siete musicisti, gestori di locali o promoter? Avete vissuto disavventure simili a quella della band siciliana? Potete segnalarmele via mail: scrivete a musica@linkiesta.it e raccontatemi il vostro concertus horribilis.

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