Congiuntura
28 Marzo Mar 2012 1309 28 marzo 2012

Per Monti la crisi è quasi finita. Ma chi ci crede?

O la crisi è finita o è ancora tra noi. Delle due l'una. E dato che tutti i segnali, dalle tensioni sulla Spagna a quelle del mercato interbancario, passando per una congiuntura in deterioramento, lasciano intendere che il peggio non è passato, è lecito domandarsi cosa sia passato nella testa del presidente del Consiglio Mario Monti. «La crisi dell'area euro è quasi finita», ha detto nella terza tappa del suo roadshow asiatico. Francamente, nessuno ci crede.

Non ci crede la Commissione europea, che sta cercando in ogni modo di creare un firewall a protezione di Spagna e Italia. «Speriamo di raggiungere un accordo entro fine settimana, altrimenti potremmo non avere più tempo in caso di contagio», continuano a ripetere i funzionari europei.

Non ci crede il Fondo monetario internazionale, che sa quali squilibri, sia finanziari sia macroeconomici, sono presenti nell'eurozona. In più, le varie politiche di consolidamento fiscale, attualmente non supportate da misure in grado di creare un clima favorevole per la crescita economica, rischiano di peggiorare la recessione che è già in corso nella zona euro.

Non ci crede nemmeno Madrid, che ha rivisto i target del rapporto deficit/Pil e sente sempre più le pressioni di Bruxelles per un veloce riassetto dei conti pubblici. Il premier iberico, Mariano Rajoy, continua a escludere un ricorso al Fmi, ma dopo il default pilotato della Grecia nulla può essere dato per certo. E a prova della situazione di pericolo che sta vivendo la Spagna, proprio Monti aveva, nemmeno 48 ore fa, ricordato alla comunità asiatica che il contagio delle sofferenze dell'euro potrebbero lambire la penisola iberica.

Infine, alle parole di Monti non ci crede nemmeno l'Italia. Le tensioni sui debiti sovrani, compreso quello italiano, sono ancora ben presenti e, sebbene siano meno virulente che nello scorso autunno, sono sempre a livelli di vigilanza. In più, non si è ancora agito dove occorreva farlo con forza. Poco o nulla è stato fatto su liberalizzazioni, detassazione delle imprese, sistema burocratico e innovazione tecnologica, per un maggior utilizzo del digitale in un'Italia che vive ancora troppo di analogico.

Eppure, la crisi è quasi finita. Forse, dipende da quale crisi. Se si intende quella greca, è per ora terminata da un punto di vista formale, dato che sono perfino stati pagati i CDS dopo la ristrutturazione del debito. Ma oltre a quella ellenica, c'è la crisi di un area, quella dell'euro, che ci terrà compagnia ancora per molto. E per ora non ci sono soluzioni, ma solo rattoppi.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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