Jacopo Tondelli
Post Silvio
28 Marzo Mar 2012 1118 28 marzo 2012

Processo di tre anni per il furto di un ovetto di cioccolato: benvenuti in Italia

La vicenda viene meritoriamente riportata da Giovanni di Meo della Repubblica di Bari. Ha dell’incredibile. Un giovane è stato processato per aver rubato un ovetto di cioccolato. Costo: un euro e spicci. Aveva 18 anni quando è iniziato un procedimento penale, ne ha 21 ora che è stato assolto. Assolto perchè il fatto non sussiste perchè - qui siamo alla fantasia più folle - l’accusato aveva jeans troppo stretti per potervi nascondere un evento. Quindi, mai e poi mai avrebbe tentato di commettere un furto che non poteva concretamente finalizzare.

Nelle aule dell’università insegnavano agli studenti di legge che “minima non curat pretor”. Cioè, delle cose di nessuna importanza i giudici non dovrebbero occuparsi. Ma insegnavano anche che l’azione penale è obbligatoria di fronte a una notizia di reato: e quindi i giudici che hanno dovuto vagliare la pratica non hanno potuto esimersi dall’avviare il procedimento. Nell’ordine però vorrei conoscere il commerciante che ha denunciato il “reato”. Gli organi di polizia che non hanno potuto in alcun modo dissuaderlo. L’avvocato del giovane, il giovane stesso che voleva arruolarsi in Marina ma la pendenza penale gliel’ha vietato, e soprattutto i giudici e i procuratori che hanno, in un modo o nell’altro, mandato avanti il procedimento, ingolfato il sistema giudiziario, speso i nostri soldi.

Vorrei conoscerli tutti e presentarli a un regista, uno bravo, che possa raccontare un paese che - visto dal Tribunale di Taranto - sembra proprio tutto da rifare.

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