Nuovo Mondo
28 Marzo Mar 2012 1914 28 marzo 2012

Ultimi momenti cubani del Papa tra guardie, dirigenti e dissidenti in cerca di simboli

La stretta di mano fra Benedetto XVI e Raul Castro, l’incontro con il lider maximo Fidel da un lato, dall’altro i cartelli della telefonia che annunciano “guasti che saranno riparati al più presto”, uomini in borghese che vigilano costantemente fuori dalle case dei dissidenti illustri come Yoani Sanchez, Lia Villares (la foto riguarda proprio la sua abitazione) e ne bloccano le comunicazioni preoccupati dai continui tweet inviati. Cuba prosegue con le sue contraddizioni a mostrare il volto benevolo verso il pontefice e quello duro della repressione contro gli anti-castristi. A L’Avana ci sono 300mila persone in Plaza de la Revolucion, ma i fedeli in realtà sono in numero minore, il resto è la mobilitazione del Partito Comunista ben riuscita. È un intruso speciale a rivelarlo, Oswaldo Payà, Premio Sajarov nel 2002, leader di Movimento Cristiano di Liberaciòn che ha ironizzato sulla prima fila di dirigenti atei come Raul Castro, il ministro degli Esteri Bruno Rodriguez mentre catechisti, rappresentanti delle diocesi di Holguin e L’Avana sono stati arrestati per non creare fastidi come altre centinaia di persone in questi giorni. Lui, Payà, è riuscito a dribblare le guardie che stazionavano di fronte casa sua e che hanno impedito a sua moglie di uscire ed è riuscito ad avvisare il fratello Carlos residente in Spagna:”siamo qui, in piazza, nonostante ci siano numerosi ostacoli”. Nella messa Benedetto XVI ha ricordato le parole di Padre Varela sul cammino necessario per una vera trasformazione sociale: “formare uomini virtuosi a forgiare una nazione di dignità e di libertà, perché non c’è patria senza virtù”. “Cuba ed il mondo hanno bisogno di cambiare ma lo faranno solo se tutti sono in grado di chiedere la verità”, ha detto il pontefice, quasi a voler chiedere un ennesimo slancio a chi era seduto davanti a lui in camicia bianca ed a chi era lontano, magari silenzioso ed impaurito. Purtroppo non ci sarà nessun incontro con i dissidenti, neppure per un minuto, come richiesto per non creare fratture diplomatiche che compromettano le promesse di libertà religiosa e di rilascio dei prigionieri trattati con Raul Castro. Il viaggio si avvia alla fine e molti già si chiedono cosa accadrà dopo.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook