Questioni di metodo
30 Marzo Mar 2012 1517 30 marzo 2012

La consultazione sul valore legale del titolo di studio? Idea bella, strumento inadeguato

Introduzione: un’idea bella

Qualche mese fa il Governo aveva annunciato l’intento di ripensare il valore legale del titolo di studio per accedere alla pubblica amministrazione e alle professioni. La notizia di un depotenziamento del titolo di studio aveva acceso qualche entusiasmo e molte perplessità.
Di fronte alle molte proteste il Governo, con un gesto di grande intelligenza, decise di fermarsi e il 27 gennaio 2012 annunciò di voler sottoporre a consultazione pubblica questo argomento così rilevante e controverso. Una decisione che (si legge sul sito dove questa consultazione è attiva dal 22 marzo e fino al 24 aprile) “segna un elemento distintivo importante rispetto al passato... [Ora] Il Governo, prima di decidere, si ferma ad ascoltare la voce dei destinatari delle decisioni: i cittadini”. Attraverso questa consultazione il governo intende raccogliere “il contributo costruttivo di coloro che hanno un interesse o un’opinione” perché esso “diviene incentivo al miglioramento delle decisioni”. [Per cui il Governo promette di] “rendere lo strumento consultivo una pratica diffusa, da utilizzare in tutte le occasioni in cui un tema particolarmente complesso e dibattuto divida l’opinione pubblica”. Per colmare una grave lacuna. Infatti “Quella che, in Europa, è oramai una prassi consolidata, in Italia ha trovato solo timide e sporadiche applicazioni”.
Come possiamo vedere un proposito molto lodevole, quello del Governo. Sicuramente da sostenere.

2. Pars destruens: un metodo inadeguato

Una bella idea (sostanza), per avere successo, dev’essere sostenuta da strumenti appropriati (forma). Un cercatore d’oro non userà un setaccio da cucina (adatto per filtrare farine), e tanto meno un setaccio molecolare (utile per la separazione di gas ecc.). A seconda della dimensione granulometrica del materiale che vuole trattenere, sceglierà il settaccio con la maglia più adatta. Abbandonando l’analogia possiamo concludere che ogni strumento è dotato di caratteristiche precipue. E queste ne preformano, ne condizionano il risultato. Questo vale per qualsiasi raccolta, compresa quella di opinioni.
Per raccogliere le opinioni dei cittadini sul valore legale del titolo il Governo ha scelto lo strumento del sondaggio. Nei suoi usi più comuni esso è uno strumento agile: nel questionario ciascuna domanda è preceduta da una premessa di 2-3 righe, che presenta l’argomento. Invece il questionario governativo si presenta come uno strumento pesantissimo, fatto da premesse di 15-16 righe, con ipertesti per ogni termine tecnico, che richiede uno sforzo notevole al lettore. Più che un questionario sembra un testo di studio.
In secondo luogo il tema del sondaggio è così complesso che una persona esperta (dell’argomento) e saggia, in molte domande, risponderebbe “dipende” o “altro” (cioè la terza risposta, alternativa alle prime due che sono in contrapposizione). Per spiegare il suo “dipende” o il suo “altro” il Governo mette a disposizione 500 caratteri (cioè 5 righe). Si può articolare un pensiero complesso in 5 righe?

Il tema del valore legale del titolo di studio è un tema molto complesso, con molti pro e molti contro, e soprattutto (cosa cui si riflette sempre troppo poco) con effetti inattesi e a volte perversi, che si manifestano sia che lo si abolisca, depotenzi o mantenga. Ed è difficile (se non impossibile) adattare questo tema complesso a uno strumento “semplice” come il sondaggio. Per cui, per un tema così articolato, il questionario non è lo strumento migliore.
Ogni tema d’indagine ha il suo strumento più adatto: temi controversi ma relativamente “semplici” (es. la chiusura o meno dei centri storici al traffico, la riconversione di un’area, il blocco del traffico, per restare a temi attuali) possono essere adeguatamente affrontati con un sondaggio. Temi articolati e complessi richiedono strumenti… articolati e complessi.

3. Pars construens: metodi alternativi

Poteva il Governo agire diversamente? Certo, utilizzando un approccio misto (in inglese mixed methods research).

Una prima opzione consiste nel costruire degli scenari, in cui ipotizzare tutti gli effetti concreti e pratici (positivi, negativi, inattesi e perversi) del depotenziamento (del valore legale del titolo) sulle professioni, le pubbliche amministrazioni e gli istituti di formazione. Per fare ciò esistono diversi strumenti, fra i quali il più noto è il Metodo Delphi. Esso prevede di consultare esperti (in questo caso di diritto amministrativo, di politiche pubbliche, imprenditori, rappresentanti di categorie professionali, dirigenti della pubblica amministrazione, economisti ecc.), i quali (seguiti da un ricercatore) sviscerano il problema in tutti i suoi aspetti e si giunge, alla fine di un processo analitico, a redarre un questionario articolato, che potrebbe essere messo in rete e a cui tutti i cittadini possono rispondere. Inoltre i cittadini intervistati non dovrebbero essere chiamati a rispondere a domande astratte (come quelle presenti nel questionario del Governo) bensì a reagire a storie esemplari (in inglese vignettes), situazioni concrete, scenari realistici ed episodi controversi. In questo modo si raccolgono opinioni cha hanno una certa solidità, perché frutto di un ragionamento pratico da parte degli intervistati.
Una seconda opzione può essere quella di condurre una ventina di focus group, sempre con esperti, nelle principali città italiane. Il focus group, un gruppo di discussione con circa 10 partecipanti seguiti da un facilitatore, permette lo scambio e il confronto fra le diverse opinioni. E i pareri che emergono da un focus group sono spesso più solidi di quelli provenienti da un questionario. Perché hanno passato il vaglio del confronto pubblico, dove le persone (ascoltando gli altri) li possono cambiare e diventare quindi più consapevoli. Poi i risultati di questi focus group possono servire anche alla costruzione di un questionario.

4. Conclusione

Nel sito della consultazione pubblica il Governo mette, intelligentemente, un’appendice dal titolo Aiutateci a migliorare. Questo post vuole proprio andare in questa direzione. E affinché questa consultazione non sembri l’ennesima operazione di facciata (a cui i molti governi precedenti ci hanno hanno abituato) sarebbe opportuno, una volta chiusa la somministrazione del questionario, un supplemento d’indagine secondo i criteri proposti. Siamo ancora il tempo.

Giampietro Gobo (Università degli Studi di Milano)

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook