Accadde Domani
30 Marzo Mar 2012 0950 30 marzo 2012

Professor Monti, la smetta di fare il maestro di scuola e ci dica qualcosa di credibile sulla crisi recessiva.

Sarebbe ora che il presidente del consiglio Mario Monti dismettesse i panni del maestrino di scuola che bacchetta gli italiani cattivi che mal digeriscono le sue ricette e si rendesse conto che la sua politica economica comincia a fare acqua soprattutto perchè richiama in scena lo spettro della recessione. Il ministro Corrado Passera ha ricordato agli italiani che il 2012 sarà un anno terribile e che la tenaglia della recessione terrà in scacco l'Europa e in particolare l'Italia. Siamo contenti che anche il ministro Passera abbia riconosciuto questa drammatica realtà ma gli economisti non liberisti sostengono da tempo che il nostro destino sarebbe stata la recessione. In particolare gli economisti statunitensi sostengono che una delle cause della recessione sono proprio le politiche restrittive. Il premio Nobel Robert Solow, ad esempio, lo ha detto chiaramente, solo grazie a Barak Obama che ha protetto gli Stati Uniti con politiche espansive "l'America si è salvata da qualcosa di molto peggio della recessione". Solow ha aggiunto che le politiche di bilancio vanno fatte ma se non sono accompagnate da un intervento sulla crescita "portano soltanto guai". In effetti le politiche di Obama hanno prodotto una sia pur timida ripresa ed è forse per questo motivo che i sondaggi lo danno in risalita. Da noi, invece, si persiste sulla strada delle politiche restrittive e basta. La classica politica dei due tempi. La fase due quindi stenta a nascere e ora la società civile sta rendendosi conto che il governo Monti è stato molto bravo a massacrare le pensioni, a creare l'incredibile fenomeno degli esodati, di coloro che non hanno nè una pensione nè un lavoro. Ma sulla crescita promessa proprio non ci siamo. Fino a due giorni fa si poteva almeno dire che il governo Monti aveva risolto il problema dello spread e della credibilità sui mercati internazionali ma ieri i tanto amati mercati internazionali hanno avvertito che un facile ottimismo sulla fine della crisi è poco gradito fino, a quando non ci sarà una schiarita anche sul tema della crescita. Il clima di sfiducia è ricominciato facendo scricchiolare tutte le certezze accumulate fino ad ora. Le borse sono crollate, lo spread è tornato sopra quota 300 e almeno in Italia non si intravvedono politiche in grado far crescere l'economia. Si discute alacremente ma senza senso di articolo 18 ma intanto la disoccupazione cresce di giorno in giorno, la cassa integrazione aumenta, migliaia di piccole imprese chiudono i battenti e nessuno e capace di indicare un new deal per l'economia italiana ormai impantanata. Con buona pace del professore della Bocconi.

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