Mambo
31 Marzo Mar 2012 0700 31 marzo 2012

I privilegi degli ex presidenti sono insostenibili. Violante e Bertinotti lo sanno?

La notizia che Pierferdinando Casini ha rinunciato ai benefit di ex presidente della Camera mentre Violante e Bertinotti non l’hanno fatto si è guadagnata le prime pagine dei giornali assieme all’altra che raccoglie le dichiarazioni di Massimo Calearo, deputato assenteista e contento. Si tratta di fatti diversi ma tutti e due congiurano per mettere in cattiva luce la politica come luogo dei privilegi e della tracotanza. Gli ex presidenti non hanno nulla da spartire con Massimo Calearo. Hanno fatto bene il loro mestiere di parlamentari, sono stati presidenti dell’Aula in genere apprezzati, si avvalgono di vantaggi precedenti al loro incarico. Massimo Calearo è invece il simbolo di quella società civile che viene convocata da politici avventurosi e che rivela quanto i difetti della casta siano frutto di un senso comune assai diffuso.

Forse Calearo è il più grande errore della vita politica di Veltroni e la sua presenza in parlamento cancella pure le buone intuizioni che il sindaco di Roma ebbe quando diventò primo segretario del Pd. Casini, Violante e Bertinotti con lui, con Calearo intendo, c’entrano poco. Si tratta di tre personaggi molto noti e anche assai discussi persino nel proprio campo.

Bertinotti ha dissipato nei fasti della sua presidenza gran parte del bagaglio di consensi che aveva accumulato come leader antagonista. Violante è stato un presidente severo e un uomo politico che ha immaginato una strategia di pacificazione con il campo avverso che ha riguardato persino i ragazzi di Salò. Casini è piaciuto anche a quelli che non l’avevano votato alla guida dell’assemblea mentre è diventato inviso a chi l’aveva eletto. I privilegi di cui godono sono uno strano regalo che la Camera e il Senato lasciano a chi li ha rappresentati.

Non si capisce infatti perché mai chi ha presieduto una delle due assemblee parlamentari debba godere a vita di segreteria, di auto blu, sia pure usata parsimoniosamente, e altro ancora. Se è comprensibile che gli ex presidenti della repubblica siano tutelati e accuditi anche dopo il Quirinale, se è comprensibile che alcuni ministri, della Giustizia o degli Interni, ad esempio siano protetti dalle scorte anche ben dopo il loro mandato, non c’è ragione che gli ex presidenti di Camera e Senato siano considerati alte cariche dello Stato anche quando smettono l’incarico. Per questo è comprensibile che Casini si sia affrettato a rinunciare: perché ha capito che non c’è modo di spiegare i vantaggi di una carica non più ricoperta. Forse il suo è stato un gesto di furbizia, tuttavia ha fatto bene a lasciare. Gli altri due, Violante e Bertinotti, sono stati colti di sprovvista e hanno reagito in maniera diversa anche se sono convinto che prima o poi rinunceranno anche loro. Se lo faranno prima ne guadagneranno loro e l’istituzione.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook