La Grande Mela Gialla
1 Aprile Apr 2012 1133 01 aprile 2012

Hong Kong come Cappuccetto Rosso

Una sola nazione ma due sistemi.
E’ quello che chiedevano oggi gli oltre 5 mila partecipanti al corteo che ha attraversato l’isola di Hong Kong. Un corteo tranquillo, ordinato e creativo. Tanti gli studenti presenti e molte le associazioni a difesa dei diritti umani, quelli che secondo i partecipanti sarebbero in pericolo se a Pechino fosse concesso di governare maggiormente su questa città.

Un benvenuto non proprio benevolo al nuovo governatore locale, eletto il 25 marzo scorso attraverso le votazioni effettuate tra 1200 rappresentanti votanti. Le polemiche si trascinavano da tempo in quanto la preoccupazione maggiore si è rivelata quella legata alla madre patria, mainland Cina. Accusata, quest’ultima di aver ‘suggerito’ ai votanti un leader particolarmente amato dal governo centrale di Pechino.

Il corteo di oggi, domenica 1 aprile, non è stato affatto uno scherzo e in molti si sono stupiti dell’alta partecipazione in una città come è appunto Hong Kong dove le manifestazioni di protesta non sono all’ordine del giorno. Anzi l’ordine sembra regnare sovrano. Eppure il fatto che la Cina possa entrare troppo negli affari locali tiene svegli molti abitanti di questo Paradiso fiscale ed economico.

Attualmente Hong Kong è una regione amministrata speciale e attende, già con ansia, il 2047 anno in cui l’accordo di indipendenza parziale terminerà e il “Porto Profumato’ tornerà del tutto sotto Pechino. Oggi la Cina ha la responsabilità territoriale e quella degli affari esteri, mentre Hong Kong mantiene il proprio sistema legale, la forza di polizia, la propria moneta, una autonomia politica e di immigrazione e la propria presenza internazionale. Tutti elementi utili al suo florido mercato e perfetti per mantenere lo stile di vita libertario e luccicante di questa città. Quello che Hong Kong non può fare ancora è eleggere direttamente il proprio leader.

Infatti, Leung Chun-ying, 57 anni, nuovo Chief Executive, è stato eletto non con il voto popolare. E sotto gli attenti sguardi della ‘mainland’.
Il suo soprannome è ‘lupo’ e nel corteo di oggi molti lupi svettavano dipinti su cartelli e bandiere: un lupo ‘rosso’ che rischia di azzannare la tranquilla Hong Kong. E alcuni partecipanti al corteo vestivano i panni di Cappuccetto Rosso, non a caso.


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