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2 Aprile Apr 2012 1356 02 aprile 2012

Bene Monti per la riforma sul lavoro, ora dovrà ridurre l'Irap

Benvenuta Riforma del Mercato del Lavoro! La proposta del Governo Monti colma un ritardo assurdo che ha compromesso pesantemente la possibilità di crescere e competere del nostro Paese. Una riforma auspicata e necessaria, dunque, ma che presenta dei rischi e può creare illusioni se non viene accompagnata da contemporanee e incisive misure di riduzione della pressione fiscale sul lavoro.

Cominciamo con le note positive. Apprezzabile innanzitutto il metodo: in un confronto serio non è necessario che tutte le parti siano d’accordo, il Governo deve ascoltare tutti, ma alla fine ha il dovere di prendere una decisione. Questo sancisce la fine del diritto di veto e rappresenta una applicazione più moderna e meno ideologica della democrazia, dove chi ha il compito di decidere decide e chi ha quello di rappresentare interessi, per quanto diffusi, rappresenta e non governa.

Apprezzabile inoltre la volontà con cui il Governo ha voluto spezzare un tabù tutto italiano: l’articolo 18 (non è infatti un caso se siamo agli ultimi posti nelle classifiche elaborate dal World Economic Forum su flessibilità dei salari, politiche di assunzione e licenziamento, reddito del lavoro, ecc…). Nonostante aumenti l’incertezza sulla questione dei licenziamenti, trasferendo così enorme potere ai giudici, si tratta di un passo, ma andava compiuto.

Fin qui, tutto bene. Tuttavia il punto negativo di questa riforma riguarda il notevole aumento degli oneri sul lavoro. Gli interventi a favore dei lavoratori precari, per i quali sono aumentati i contributi, rischiano di aggravare le condizioni dei lavoratori stessi. Infatti, in tempi di forte rallentamento produttivo la proposta di alzare ancora una volta i contributi, non solo non crea nuova occupazione, ma rischia di farla diminuire viste le difficoltà in cui si trovano i produttori di ricchezza. Nodo cruciale per aumentare la partecipazione al mercato del lavoro dovrebbe essere l’abbattimento del cuneo fiscale, ma il cuneo fiscale è aumentato e le imprese si trovano sempre più alle strette.

Vale sempre la pena ricordare che in Italia il TTR (Total Tax Rate) è il più alto d’Europa. Si tratta delle imposte totali (compresi gli oneri sociali dei lavoratori) che gravano sulle imprese, che superano il 68%. Una cifra insostenibile, visto che la media europea è di 44,2%, oltre 20 punti percentuali in meno.

Pertanto, è indispensabile che l’onere delle nuove tutele non accresca ulteriormente il costo del lavoro e, nel caso, sia compensato da un contemporaneo sgravio di Irap, altrimenti la conseguenza immediata della riforma sarà una ulteriore contrazione dell’occupazione. Ben venga allora la Riforma del Mercato del Lavoro, ma sia accompagnata da una riduzione delle tasse sui produttori di ricchezza e da una fase di taglio della spesa improduttiva, clientelare e assistenziale dello Stato. Azioni indispensabili alla ripresa economica e alla credibilità del Paese.

Signor Rossi

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