L'equilibrista internazionale
2 Aprile Apr 2012 1847 02 aprile 2012

L’Unione Maghreb Arabo, questa sconosciuta

L’Unione del Maghreb Arabo (UMA) esiste dal 1989 ma è un esperimento incompiuto di integrazione regionale. Infatti, se il Trattato costitutivo dell’organismo si prefigge la progressiva realizzazione di obiettivi ambiziosi -area di libero scambio, unione doganale, mercato comune- dell’UMA rimane, a oggi, poco più che uno sterile organigramma. E un dato preoccupante: la percentuale di commercio intra-maghrebino permane bassissima. A oltre vent’anni dalla sua fondazione, l’istituzione che raggruppa i cinque paesi del Nord Africa (Marocco, Mauritania, Algeria, Tunisia, Libia) tenta un rilancio politico per superare la paralisi. E controbilanciare il peso economico crescente del blocco del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) nell’area. Due gli imperativi inderogabili: contrastare la crisi economica -qui amplificata dagli intensi rapporti commerciali con l’Unione europea- e offrire risposte concrete, in termini di opportunità e di benessere, a una cittadinanza sempre più inquieta ma consapevole. Perché solo una cooperazione regionale efficace può diminuire la dipendenza del Nord Africa dagli aiuti finanziari internazionali (vedi Partenariato di Deauville del G20), a patto però che il progetto sia supportato da una visione politica davvero strategica, che intervenga sulle cause socio-economiche delle intifade del 2011. Ma la scommessa del regionalismo contiene un rischio potenziale per chi governa: alimentare, insieme alla liberalizzazione economica, anche quella delle idee e delle aspirazioni civili e politiche.

Il rilancio dell’Unione del Maghreb Arabo può contribuire a modificare le dinamiche inefficienti e disfunzionali delle economie del Nord Africa: da alcuni anni, i PIL dei paesi dell’area registrano infatti buone percentuali di crescita -comprese in una forbice che va dal 3 al 5% annuo- le quali però non si traducono in condizioni di vita migliori per i cittadini, a causa della persistenza di processi opachi e oligarchici nella gestione delle finanze pubbliche. In più, le ricadute della crisi finanziaria globale sull’economia reale europea e il conseguente crollo dei consumi, hanno aggravato la già fragile realtà socio-economica maghrebina; diseguaglianze sociali, disoccupazione, costo della vita si sono così trasformati nelle “molle” economiche scatenanti delle rivolte arabe del 2011, diffusesi proprio in tutti e cinque gli stati della regione dell’UMA, seppur con concause, richieste, modalità ed esiti differenti. Sollevazioni in cui la tangibilità della deprivazione economica crescente ha alimentato la domanda di libertà, diritti e rappresentatività politica, innescando così un circolo virtuoso al quale l’Unione del Maghreb Arabo deve fornire risposte concrete, rapide e al contempo sostenibili nel lungo periodo.

La creazione di un’area economicamente integrata, perciò più stabile e pacifica poiché interdipendente, contribuirebbe a una più efficace ed equa distribuzione delle risorse, aumentando l’afflusso di investimenti diretti esteri. In questo senso, l’incontro romano del Dialogo 5+5, lo strumento operativo trainante dell’Unione per il Mediterraneo, testimonia il clima di ritrovato dinamismo imprenditoriale e creditizio fra le due sponde del mare nostrum. Tuttavia, il processo di cooperazione economica, se mal governato, potrebbe presentare incognite per i bilanci delle economie nazionali: il rischio è che la realizzazione effettiva di un’area di libero scambio -dove le importazioni a basso costo da paesi esterni all’accordo vengono sostituite con importazioni da paesi membri- comporti, invece che l’auspicato fenomeno di trade creation, l’opposto e pericoloso risultato di trade diversion (deviazione dei flussi commerciali), se i beni importati intra-UMA costassero di più di quelli importabili da fuori e pertanto sottoposti a dazio, come avvenuto nel caso del Mercosur.

L’Unione del Maghreb Arabo non può pertanto permettersi di avviare tentativi di regionalizzazione economica senza l’accompagnamento e il supporto di un piano politico forte, che offra una visione olistica degli scopi ma soprattutto dei mezzi adatti per raggiungerli. Perché se obiettivi economici convergenti hanno alcune volte aiutato i processi d’integrazione politica -come avvenuto per l’Unione europea fino all’introduzione della moneta unica- gli stati che compongono l’UMA non possono permettersi di “mandare avanti” l’economia senza una “rete politica”, o al contrario imbrigliare i processi economici al punto di depotenziarli in logiche neo-patrimoniali fin qui troppo praticate. In gioco c’è il concetto stesso di cittadinanza -come insieme di doveri ma anche di diritti- e la sua declinazione all’interno delle società del Maghreb.

Eleonora Ardemagni, Equilibri.net

Articolo tratto da Equilibri.net. Articolo completo al link
http://www.equilibri.net/nuovo/articolo/maghreb-l%E2%80%99unione-maghreb-arabo-una-sfida-da-affrontare-ora

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook