David Bidussa
Storia Minima
4 Aprile Apr 2012 1521 04 aprile 2012

il contributo della Lega Nord alla crisi italiana.

Che cosa rimarrà della Lega Nord, una volta che il ciclone giudiziario si placherà e magari siano accantonate le figure più compromesse?
Rimarranno tre cose essenzialmente: una generale e due specifiche.
Quella generale prima di tutto.

L’autogiustificazione politica. E’ uno dei motivi che non consentono di costruire una ipotesi politica di governo di unità nazionale. Chi sostiene che Mario Monti sia il fallimento della politica dice solo una mezza verità. Mario Monti è soprattutto la dimostrazione, e non il fallimento, della incapacità della pratica politica in Italia di avere un’idea di responsabilità. Il governo dei tecnici non nasce da una mancanza di fiducia dell’opinione pubblica nei confronti della classe politica, ma è conseguente alla convinzione della classe politica – quella in prima file negli ultimi venti anni, che può salvarsi solo a patto di non assumersi responsabilità. Vale anche per la Lega Nord. Un partito che negli ultimi 10 anni ha governato per otto anni e che non ha meno responsabilità degli altri.

Quelle specifiche:

il lessico politico. Una volta sdoganate le parole, esse rimangono e con esse concetti e le immagini che stanno dietro e dentro alle parole, non rientrano a casa e si occultano semplicemente perché chi le pronunzia ha dei guai giudiziari. Quelle parole vivono ora di vita autonoma e nell’Italia un po’ canaglia, hanno fatto molta fortuna in questi ultimi 20 anni. La lega è parte dell’imbarbarimento politico italiano. Ne fa parte perché ha contribuito poco a rimuovere i problemi che c’erano ed ha un’enorme responsabilità perché la sua classe politica deve cercare di governare il linguaggio politico corrente. Se non lo fa, anzi se favorisce l’imbarbarimento culturale, allora ha la sua responsabilità nella regressione verso l’inciviltà. Non è un giudizio morale. Riguarda la crescita culturale di un Paese e dunque anche la sua capacità, accresciuta o meno, di saper affrontare in forma matura le proprie crisi. Noi negli ultimi venti anni siamo regredito. Anche perché abbiamo un linguaggio più colorito, ma lo sviluppo non è il risultato della bestemmia o dell’esser dotati un set ampio di insulti. Più spesso è vero il contrario.

Il vittimismo. E’ accresciuto il senso di sentirsi vittime e più spesso la giusti8ficazione alle proprie disgrazie o alle proprie sfortune riproponendo la categoria del complotto, del male che qualche forza oscura avrebbe scatenato su di noi. Non è una prerogativa solo della Lega, ma la cultura leghista è cresciuta sollecitando in particolare questa filosofia della storia.
Il vittimismo non è un grande sprone a impegnarsi, più spesso è la spia indiziaria rilevante di una mentalità degli sconfitti che vogliono darsi ragione della propria sfortuna. Se messi in condizione di forza, quella filosofia della storia produce una pratica politica che con la democrazia ha un rapporto tenue.

Nel frattempo tutti i problemi su cui la Lega Nord ha costruito la sua fortuna politica, a cominciare dalla questione del Nord sono tutti davanti a noi irrisolti.
A voler essere impertinenti ci sarebbe da chiedere i danni di un conto salato. Non sarà l’inchiesta giudiziaria a saldarlo.

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