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5 Aprile Apr 2012 2119 05 aprile 2012

Più soldi alle società per combattere il calcioscommesse...?

Per combattere il calcioscommesse, ovvero la tentazione dei giocatori di truccare le partite per lucrarci sopra, la soluzione è dare più soldi alle società di calcio.

Così, perlomeno, sembrano pensare alla Gazzetta dello Sport – in particolare Marco Iaria che ne ha scritto il 4 aprile sulle pagine di quel giornale.

La sua proposta si basa su una redistribuzione dei proventi televisivi nello stile della premier League inglese: su 800 milioni di euro annui di importo complessivo, il 25% ovvero 200 milioni dovrebbero essere legati alla posizione in classifica alla fine del campionato.
Viste le cifre che girano su ogni partita (Andrea Masiello ha avuto in mano 250˙000 euro in contanti per la sola Bari-Lecce del maggio 2011, ha detto al magistrato che lo interrogava) sembra soltanto una soluzione tampone, ma è un’idea che potrebbe essere promettente.

Iaria parte dalla considerazione che in Italia la redistribuzione attuale dei proventi in base alla classifica riguarda solo il 5% dell’importo complessivo, ovvero 40 milioni di euro. Alla società che vince lo scudetto vanno 3,8 milioni, alla seconda in classifica 3,6 milioni e così a scalare con scaglioni di 200˙000 euro per ogni posizione. Ne consegue che tra la 6ª e la 17ª della classifica, ovvero le società che non si sono aggiudicate il diritto di partecipazione alle coppe europee e però non sono retrocesse in serie B, la differenza è al massimo di 2,4 milioni.
Se la redistribuzione fosse del 25%, be’, le cifre in gioco sarebbero ben più importanti: 19 milioni alla 1ª, 18 milioni alla 2ª e giù con uno scarto di 1 milione per ogni posizione in meno. E allora sì che un buon piazzamento, pur al di fuori delle coppe europee, farebbe la differenza.

Con cifre maggiori in gioco, le società avrebbero molto interesse a controllare che i propri giocatori si impegnino sempre al massimo, e non abbiano la tentazione di aggiustare i risultati di certe partite, magari quelle di fine campionato in cui vincere o perdere risulta attualmente «indolore».
Avendo più introiti, le società potrebbero pagare di più i calciatori, e con ciò salvaguardarli dalle tentazioni indotte dagli scommettitori che vogliono vincere facile truccando le partite. Anche se le cifre in ballo sono davvero grosse: per tornare alla confessione di Masiello alla magistratura, 250˙000 euro erano su una partita sola. Ogni settimana, in serie A, di partite se ne giocano 10, e un campionato dura 38 settimane. Vuol dire che la dimensione dell’imbroglio potrebbe essere superiore ai 100 milioni – di soli «investimenti» per convincere i calciatori.

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