Marco Giovanniello
Rotta verso il mercato
5 Aprile Apr 2012 0734 05 aprile 2012

Vasco alla Scala: Vado al minimo

Ho visto alla Scala "L' altra metà del cielo", l' atteso balletto di Martha Clarke con musica e drammaturgia di Vasco Rossi. Lo spettacolo è molto breve, fatica ad arrivare a un' ora e dieci minuti, perciò è forte la tentazione di definirlo in modo breve, lapidario, parafrasando l' immortale sentenza di Paolo Villaggio:

L' altra metà del cielo è una cagata pazzesca

Vasco riempe ogni anno San Siro per tutte le sere che gli viene concesso, con centinaia di migliaia di spettatori, non è una bestemmia concedergli anche il palcoscenico più prestigioso della città, ma questo balletto si è dimostrato un' operazione furbetta di basso livello.

Data l' eccezionalità dell' evento e le abitudini rigorosamente live del luogo, sarebbe stato bello avere Vasco a cantare, con una piccola band. Impossibile, lo status di star evidentemente lo impedisce anche se, da Paul McCartney a tutti gli altri grandi, persino una serata in un club è prassi comune. Dunque dobbiamo accontentarci di una base registrata, con audio mediocre. Del rocker di Zocca c' è poca traccia, sono solo sviolinate e pianoforte e la santità della sala scaligera impedisce pure di cantare in coro Respiri piano senza far rumore, come si farebbe allo stadio.

La raison d' être alla Scala è che si tratta di un balletto della (pare) famosa coreografa Martha Clarke, che secondo me rappresenta il peggio della fuffa che New York possa generare

noted for her multidisciplinary approach to theatre, dance, and opera productions. She is the creator of plotless, dreamlike works that are perhaps described by the term "moving paintings" recita Wikipedia. Sorry, non mi sembra che valga una ricerca più approfondita. Più che plotless, meaningless.

I bravi ballerini del corpo di ballo della Scala che cosa fanno in questo approccio multidisciplinare? Girano in tondo per il palcoscenico, ripetendo all' infinito gli stessi movimenti elementari, con un saltello qua e là per non annoiarsi troppo, mentre si susseguono le canzoni di Vasco più da "taglio di vene" su una serie di donne dall' esistenza solitaria e poco felice e dagli amori un po' tristi. Sentirle una dopo l' altra, senza intermezzi di sano rock che rinfranchi il morale, è un' esperienza che magari fa venire voglia di bere per tirarsi un po' su, ma ne risulta un quadro interessante. Vasco finisce per somigliare all' Eric Rohmer che descriveva la solitudine delle giovani parigine e c' è una certa poesia nel suo approccio fuori dal solito schema cuore, sole, amore.

Tuttavia, nonostante gli sforzi del corpo di ballo e la graziosa, ma non plateale esposizione delle carni ignude di qualche deliziosa ballerina, il vuoto pneumatico della coreografia e l' estraneità di una voce, quella di Vasco, che non viene dal palcoscenico ma ti avvolge da ogni direzione come al supermercato, rendono lo spettacolo insulso, una vera occasione mancata. Meglio gli Amici di Maria De Filippi.

Spettacolo ripreso dalla RAI, verrà ammannito, credo, come imperdibile chicca dal solito battage mediatico.

Non mancano invece gli applausi di chi è già felice perché la musica di Vasco ha conquistato la Scala, come se fosse un valore in sé, in grado di dare un senso a questo balletto, anche se questo balletto invece non ce l' ha.

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