La Grande Mela Gialla
7 Aprile Apr 2012 1002 07 aprile 2012

È l’ora della Gay Economy

Fare soldi con la comunità GLBT, ovvero Gay Lesbo, Bisex e Transgender?
A Hong Kong, il Paradiso delle possibilità dove ogni idea può trasformarsi in business, succede.

E questo, a Pechino – ovvero la Madre Patria di cui Hong Kong è oggi regione amministrativa autonoma - non piace affatto. I partecipanti al corteo della scorsa settimana lo gridavano a gran voce “Una nazione ma due sistemi” e quindi differenti modalità di gestione dei diritti umani.

A Hong Kong la scena gay è molto attiva, non solo dal punto di vista dell’intrattenimento – locali, club, festival cinematografici a tema, party – bensì dal punto di vista economico. Ovvero essere un’azienda con una politica favorevole alla diversità – in tutte le sue forme, etnie, religioni e genere ad esempio – paga. A darne prova è Paul Thomson esperto di investimenti che ha dato vita alcuni anni fa a LGBT Capital con sedi a Londa e Hong Kong, appunto.
Si tratta di fondi di investimento che hanno come protagoniste imprese che potremmo, banalizzando sicuramente, definire ‘gay-friendly’ oppure create e gestite direttamente da membri della comunità omosessuale.


Il mercato in ottica GLBT è tutto ancora da esplorare, sebbene i business in questo settore siano numerosi e bene avviati. Tra gli scopi di Thomson c’è la sensibilizzazione degli investitori mondiali e delle aziende verso temi legati alla diversità, con particolare attenzione alla comunità gay nonché la creazione di progetti non profit che aiutino il movimento GLBT a uscire dal buio e combattere i pregiudizi. Pregiudizi, che a dire il vero, a Hong Kong proprio non si sentono e non si vedono, confermando questa come una realtà votata alla diversità declinata anche in termini finanziari.

E per questo, Thomson e soci hanno dato vita anche a Fridae.com il primo gay social media con base proprio a Hong Kong ma con potenzialità di espansione in tutta l’Asia. Cina compresa, sebbene noti siano i pruriti di Pechino per questa tipologia di cittadini e cittadine. Su Fridae è anche possibile scoprire le aziende che assumono gay e lesbiche e quindi un mercato del lavoro a misura di comunità.

E proprio per cercare lavoro gay-friendly c’è anche il network Fruits in Suits nato nel 2004 a Hong Kong ,che si aggiunge ai progetti di Thomson e rende la scenda gay di Hong Kong particolarmente viva e attiva. I partecipanti a questo network si stanno dando appuntamento in questi giorni al Phuket Gay Pride, nella famosa meta turistica thailandese mentre per il 17 maggio sono previste numerose attività locali in occasione della Giornata contro le Discriminazioni.

Movimentato anche il mercato delle app per cellulari, che recentemente è esploso in tutti i sensi. Thomson ci sta pensando e dichiara che a breve trasformeranno le proprie attività anche su app ma c’è chi nella Grande Mela Gialla ad una app GLBT ci ha già pensato.

Paul Ramscar è l’ideatore e promotore di Pink Dollar, una applicazione che vedrà la luce in maggio e che mette insieme intrattenimento, shopping e comunità: sul telefonino si avrà la possibilità di trovare nuovi amici e decidere dove andare a cena o a bere qualcosa tra uno spettacolo di Drag Queen e musica disco. O semplicemente trovare negozi geolocalizzati dove darsi alla pazza gioia tra vestiti, scarpe, borse trendy e quanto va di moda nella scena gay. Ramscar assicura che i guadagni provenienti dalla app saranno reinvestiti per progetti di solidarietà e salvaguardia dei diritti umani. Per dare alla comunità GLBT “serenità e uguali opportunità” come dichiara lo stesso Ramscar su un magazine locale.

E nel frattempo il prurito di Pechino cresce.

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