A mente fredda
7 Aprile Apr 2012 1658 07 aprile 2012

La Lega sta male, la xenofobia scoppia di salute. Anche tra noi

Alcuni giorni fa Linkiesta ha ricordato il drammatico naufragio della nave albanese Kater i Rades, avvenuto il Venerdì santo di 15 anni fa in una collisione con una corvetta della Marina militare. Il ricordo dell'episodio, e del triste destino dei numerosi profughi a bordo, ha suscitato anche alcune reazioni poco oxfordiane. Ho selezionato un commento:

che cattivi questi italiani....escono la mattina ed il loro primo pensiero qual'è? speronare una carretta albanes di clandestini!! ma la vendetta è stata fatta hanno occupato tutti i posti liberi lavorativi degli Italiani e ingrassano le file della malavita,è giusto cosi'.

Tutto ciò testimonia una strisciante xenofobia che, ora è il caso di cominciare a comprenderlo, la Lega e forze affini hanno cavalcato e contribuito a consolidare, ma non prodotto, e che sicuramente non morirà con loro.

Ho aspettato un po' a preparare questo intervento, perché, per ovvie ragioni di mission, volevo rispondere "a mente fredda". Spero di riuscirci.

A me non interessa che certe idee possano essere o meno immorali o sconvenienti per ragioni di educazione: voglio mettere in fila due o tre concetti secchi per dire quanto tutto questo parta da un'idea di società inadeguata a rappresentare la realtà, e quindi comporti il rischio di elaborare e chiedere a gran voce mezzi che poi non corrisponderanno ai fini.

Detto in breve:

  1. La migrazione è un fenomeno connaturato alle dinamiche sociali, come la respirazione lo è alla vita fisiologica. La gente si sposta, si muove, cambia posto dove vivere, per i motivi più disparati. le nostre civiltà sono nate, probabimente, da spostamenti di popolazioni di grandi dimensioni conosciuti come "migrazioni indoeuropee"; per restare a epoche più vicine a noi il fenomeno migratorio che ha visto protagonisti tanti italiani tra la seconda metà dell'Ottocento e l'inizio del secolo successivo non è che il normale effetto delle conseguenze di breve periodo della "rincorsa" dei paesi più arretrati a quelli più avanzati, né più né meno di quello che sta avvenendo in diversi paesi africani la cui crescita economica è profondamente legata all'orbita attorno al "centro" europeo. Del resto, a fronte della complessità della vita sociale globale i confini statali, così come ogni determinazione amministrativa, sono semplificazioni, che prima o poi dovranno scontrarsi con una realtà che è più complessa del pensiero che li ha generati, e incaponirsi a mantenerli come sono peggiorerà solo la situazione. Pensare di risolvere un problema di migrazione fermandolo è come pensare di non prendere il raffreddore smettendo di respirare: la migrazione continuerà, probabilmente assumendo aspetti decisamente più ostili e traumatici. Quindi togliamocelo dalla testa.
  2. Se bloccare lo spostamento umano semplicemente non si può, controllarlo e regolarlo si deve, se non altro per ragioni di stabilità sociale ed economica. In questo settore, diciamolo, nessun paese sviluppato ha raggiunto risultati soddisfacenti: le frizioni continue, e spesso acute, che vedono protagoniste le minoranze etniche in Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti ne sono la prova. Tuttavia, ci si prova, spesso sfidando anche in quei casi muri di ignoranza non dissimili da quello che ci si trova davanti in Italia. Di sicuro, noi italiani non abbiamo diritto di insegnare nulla a nessuno, perché il contributo ai tentativi di trovare strumenti giuridici adeguati al problema che i rappresentanti da noi democraticamente eletti hanno offerto è stato la famigerata legge Bossi-Fini del 30 giugno 2002, ancora in vigore.
  3. E perché questa legge è famigerata? Perché

«non serve a gestire i “flussi d'ingresso” ma a “regolare” il mercato del lavoro. Il risultato sono state centinaia di migliaia di braccia ricattabili, dunque a basso costo». [...] La legge sull’immigrazione non contrasta l’irregolarità ma la crea (è impossibile l’ingresso regolare sia la successiva regolarizzazione), con effetti devastanti sul mercato del lavoro (salari bassi, ritmi intensi, impossibilità di contrattare condizioni migliori, orari di lavoro incerti, condizioni di sicurezza drammatiche). Si creano così le condizioni che escludono i lavoratori italiani. [...]. Ecco perché la regolarità degli stranieri è un interesse generale, soprattutto degli italiani, altrimenti il “lavoro clandestino” peggiora le condizioni di tutti.

Cito queste frasi dall'articolo con cui questo giornale ha presentato il lavoro sul tema di uno studioso di scienze sociali, Domenico Perrotta, frutto di una lunga ricerca sul campo e pubblicato lo scorso anno. Sarebbe bastato leggere meglio i contributi di questo sito, se non direttamente un ottimo lavoro di ricerca, per evitare commenti fuori luogo.

Auguri a tutti dall'Empire State, dove a Pasqua non si lavora solo perché è domenica, e Pasquetta non si festeggia. in compenso, a marzo abbiamo avuto una settimana di Spring break...

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