Mompracem – Il mondo è tutto ciò che accade
7 Aprile Apr 2012 2245 07 aprile 2012

Una volta votai Lega, ora Bossi rischia di farmi rimpiangere Craxi

Avevo sempre votato a sinistra o i radicali ma quella volta votai Lega. Contro Formigoni la sinistra aveva candidato Diego Masi, un pubblicitario di nobili origini che aveva così poco a che fare con i valori di quella parte che infatti pochi anni dopo finì in Forza Italia. Trovandolo troppo lontano dalle mie idee, fini con essere uno degli 879.139 voti che andarono a Francesco Speroni, quello che fece il contratto a Riccardo Bossi, contratto che ora dice Nadia Dagrada, la segretaria amministrativa del partito, segnò l'«inizio della fine».

Era il 1995 quando diedi quel voto che non ripetei mai più. Milano usciva dal craxismo per entrare nel berlusconismo. Ero cresciuto con una grande stima per i socialisti con una visione ampia, alla Paolo Grassi, o con un'intergrità ferrea, alla Antonio Greppi, primo sindaco socialista della Milano del dopoguerra. Ma appena iniziai a fare politica al ginnasio iniziai a crescere un disprezzo per la corruzione del mondo di Craxi, per quell'apparato divinizzante ben rappresentato dal famoso tempio greco in stile simil Fidia allestito alla Fiera di Rimini dall'architetto Filippo Panseca per un congresso del Psi (così divinizzante che Giampaolo Pansa scrisse di essersi trovato ad orinare con un Bettino furente perché, a forza di trattarlo come un imperatore giapponese, si erano dimenticati di allestire dei servizi igienici separati da quelli per il pubblico), per il mondo dei rampanti yuppie della Milano da bere che in quegli anni sfoggiavano vistosamente il garofono all'occhiello. Post Tangentopoli quella Lega quella volta mi attirò principalmente perché esprimeva il forte disagio del Nord che coglieva ora come allora e che i partiti nazionali non riuscivano a comprendere, ora come allora. E perché con una destra così peronista e una sinistra così statalista, la Lega che aveva appena rotto con Silvio poteva avere una funzione di riequilibrio. Non era stata indenne dalle inchieste giudiziarie di quegli anni, e ho sempre sospettato non fosse quella corazzata di integrità di cui amavano parlare Bossi e Maroni. Ma ho anche sempre pensato che sarebbe stato il secondo che prima o poi sarebbe stato beccato con le dita nella marmellata.

Ora, se le accuse saranno confermate, il Carroccio riesce addirittura a farmi rimpiangere Craxi. Proprio lui, quello che definiscono grande statista anche se lasciò il Paese con un enorme debito e anche se riuscì a fare sparire il suo storico e nobile partito. Ma, per dirne solo alcune, i socialisti si batterono per la scala mobile, Craxi tenne la schiena dritta a Sigonella. Questi invece lasciavano che il loro tesoriere flirtasse con la n'drangheta mentre se la prendevano con i deboli per eccellenza, gli immigrati, quelli che uno di loro voleva mettere su un ghiacciaio (Boso) e che gli sono costati una condanna per averli lasciati morire in mare (Maroni). Oppure mentre davano spazio a un semi nazista (Borghezio) oppure mentre a momenti facevano scatenare un conflitto a forza di insultare i musulmani (Calderoli). Ieri quando ho letto Stefania Craxi chiedere di non mettere sullo stesso piano suo padre e Bossi mi sono trovato d'accordo con lei per la prima volta in vita mia. Un vero brivido. Craxi di porcate ne ha fatte ma almeno Vincenzo Balzamo, il tesoriere del Psi (che non arrivò mai manco al processo, morì di infarto subito nel novembre di quell'anno, il 1992) con la mafia non c'entrava. Se volevo trovare la misura del fallimento di questi ultimi vent'anni, non potevo trovare di meglio. E questo è qualcosa che a Bossi e ai suoi non perdonerò mai.

Poi certo, se mette questa rabbia a me che li ho votati una volta sola, non oso pensare a quelli che gli hanno dato fede, tempo e fiducia. A quelli che ci hanno creduto davvero. E proprio qui credo sia l'epitaffio per il Carroccio. In media l'elettore del Pdl non si schifa più di tanto per il marcio del suo partito, in media è schifo-repellente, risolve il problema immaginando complotti. Quello della Lega invece è più giustizialista e gli è stato fatto credere che anche il suo partito lo fosse. E dato che, come dicono le scritture, si muore del metro con cui si è giudicato, immaginare che la Lega possa ora evitare di fare la fine del Psi appare davvero complicato.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook