Mondo Calcio
9 Aprile Apr 2012 0823 09 aprile 2012

Il saluto fascista di Radu e l'ipocrisia della SS Lazio

All'ipocrisia del mondo del calcio (specie quello italiano) siamo abituati. Difficilmente il calciatore e il dirigente medio vanno oltre la frase fatta, che si tratti di commentare un fatto sportivo ("Non parlo mai dei singoli") o che sia il caso di affrontare un tema “spinoso” ("Calciatori gay? Non mi è mai capitato di incontrarne") .

Qualche volta però si esagera e anche la soglia massima di ipocrisia tollerabile viene superata. Come ha fatto ieri la SS. Lazio. Chiamata a commentare il saluto romano rivolto alla curva nord da Stefan Radu al termine di Lazio-Napoli di sabato scorso, la società di Lotito ha pensato, inopportunamente, di minimizzare, accusando anzi i media di "volgari mistificazioni".

"Il gesto di Radu dopo la vittoria con il Napoli – si legge nel comunicato - non ha nulla di apologetico del fascismo ma è semplice esultanza. Il giocatore stava festeggiando il successo sotto la curva con i tifosi''.

Per giustificarsi, e senza temere il ridicolo, la Lazio è arrivata a chiamare in causa addirittura il malinteso culturale, e in particolare “la giovane età del calciatore, la sua provenienza da un paese dell'est europeo e la sua estraneità alla formazione politica e culturale italiana”.

Si potrebbe obiettare che il saluto romano e il suo significato sono ben noti anche oltre i confini nazionali. Che il tifo di ispirazione neofascista è ampiamente diffuso negli stadi dell'est europeo. E che un giocatore tesserato per la Lazio dal 2008 difficilmente può ignorare le preferenze politiche della curva nord.

Si potrebbe obiettare questo ed altro. Se solo le dichiarazioni della SS. Lazio fossero degne di obiezione.

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