Storie di un fisco minore
10 Aprile Apr 2012 1305 10 aprile 2012

“Caro contribuente, hai ragione, ma prima paghi e poi chiedi il rimborso”

Forse sì, è una gara a chi è più zelante tra due soggetti zelanti per definizione. Ingegneri contro il fisco italiano. Ma vince il secondo. L’ing. S., nel 2007, si rivolge a un commercialista per la dichiarazione dei redditi (Unico) relativa all’anno precedente. Il consulente fiscale è molto preparato, predispone sia il modulo per la dichiarazione sia i modelli F24 per il pagamento delle imposte dovute. L’ingegnere paga e ritiene che il commercialista provvederà all’invio di Unico, ma si sbaglia. Il commercialista, che assiste anche l‘impresa che è il datore di lavoro di S,. crede di aver fatto un favore: “Io compilo i moduli e te li invio per email, al resto pensi tu”. In altre parole: le imposte sono regolarmente versate dall’ingegnere al fisco ma per il classico malinteso la dichiarazione resta un file del computer di contribuente e consulente. Non viene inviata all’Agenzia delle entrate. Nel 2011 arriva un “avviso di accertamento” all’ingegnere: “Gentile contribuente, ci risulta che hai avuto questi redditi ma non li ha dichiarati. Paga (circa 18mila euro) e non ti infliggeremo ulteriori punizioni”. Salta dalla sedia, l’ing. G. “Ma come!?! Io ho sempre pagato tutto quello che c’era da pagare, che vogliono, come si permettono”? Breve indagine e viene a galla la verità: imposte versate ma dichiarazione non presentata. Il nuovo consulente fiscale redige un’istanza di annullamento dell’accertamento. “E’ vero, per distrazione la dichiarazione non è stata presentata ma è stato pagato tutto quello che c’era da pagare. Al limite, ma proprio al limite, annullate la multa chiedendo solo un po’ di euro per l’errore formale, ovvero la sanzione per omessa dichiarazione”. Il solerte funzionario non può assumersi una responsabilità del genere e chiede all’ingegnere di presentare ricorso in Commissione tributaria provinciale. Detto, fatto. In attesa dell’udienza e della conseguente decisione dei giudici tributari, l’Agenzia delle entrate scrive una memoria la cui sintesi potrebbe essere: “Il contribuente potrebbe pure avere ragione, ma l’unica soluzione è quella di pagare secondo le indicazioni dell’avviso di accertamento e poi, solo poi, si può chiedere il rimborso”. Traduzione per il portafogli dell’ing. S.: devi comprendere, le regole sono chiare; paga e dopo ti restituiremo il maltolto. Questo è il fisco dal volto umano. Anche se hai tutte le ragioni del mondo, le procedure sono rigide, non possiamo annullare una multa ingiusta. Hai già, pagato, è vero, ma qual è il problema? Paga un’altra volta, paga di nuovo, poi chiedi il rimborso e noi valuteremo se è il caso di rimborsare. Kafka, in confronto, è un sempliciotto.

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