Umami
10 Aprile Apr 2012 1257 10 aprile 2012

Ecco perché non fa paura il "pomodoro cinese"

Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Coldiretti le importazioni di pomodoro cinese quest'anno sono salite del 17% raggiungendo la cifra record di 113 milioni di chili. La Cina nel frattempo è diventata il secondo produttore mondiale, scavalcando l'Italia. A questi dati hanno fatto seguito una serie di allarmi alimentari sulla possibilità che gli scaffali dei nostri supermercati fossero pieni di concentrato cinese. Ma non è tutto nero come sembra.
L'Italia resta comunque il terzo produttore mondiale di pomodoro per la trasformazione, con una produzione che nel 2012 dovrebbe attestarsi sui 45 milioni di quintali. Una produzione importante, destinata all'esportazione (il mercato del pomodoro a livello internazionale è in costante aumento del 3/4% l'anno) e in buona parte al mercato interno che resta comunque stabile e principale sbocco dei nostri produttori. Vero è che in Italia arriva una cifra alta di concentrato cinese (attenzione al termine concentrato), in grandi fusti; ma è altrettanto vero che la maggior parte di questo transita dall'Italia per essere a sua volta riesportato soprattutto verso l'Africa.
Certo, ultimamente - come ricorda in un comunicato la Coldiretti - il Tribunale di Nocera Inferiore ha sanzionato un'azienda dell'agro-nocerino che aveva presentato prodotti a base di pomodoro come made in Italy anche se in realtà in Italia avveniva solo la parte conclusiva della lavorazione (pastorizzazione e aggiunta di acqua e sale). Ma questo, come detto, è solo un caso.
C'è invece da sottolineare come in Italia esista, tra Parma e Piacenza, un efficiente distretto del pomodoro dove il prodotto dal campo viene immediatamente trasformato dalle grandi aziende conserviere presenti sul territorio.
Polpa, pelati e passata sono italiani al 100%. La possibilità di utilizzo di pomodoro cinese potrebbe esistere solo per il concentrato (l'esportazione si riferisce proprio a questo prodotto), di cui c'è un mercato diretto molto ristretto e che viene per lo più utilizzato nella preparazione di altri sughi. In questo caso la tutela più efficace dal finto made in Italy consiste nell'affidarsi alla "marca" delle storiche aziende italiane, che in questi anni hanno puntato proprio sulla trasparenza e sulla certezza della filiera. Ecco perché possiamo continuare a girare tranquillamente tra gli scaffali del supermercato: l' invasione rossa è solo quella del bel colore di polpa e pelati.

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