THE BLAIR MUM PROJECT: blog di una mamma (e figlia) a Londra
10 Aprile Apr 2012 2245 10 aprile 2012

Soffro di demenza senile.

C'è chi mi chiede come mai a volte scrivo, e a volte taccio (che poi sarebbe meglio). Il motivo è semplice: mancanza totale d'ispirazione. Ebbene sì, anche per scrivere le mie sciocche vicissitudini, necessito di una musa ispiratrice. E ce l'ho. Se penso che lei mi legge, allora scrivo, scrivo, scrivo fiumi di parole, così, come mi escono. Sempre per quella storia che non c'ho filtri e che dal cervello alla tastiera non c'è molto altro di mezzo.

Devo ringraziarvi perché nelle ultime settimane il mio audience si è moltiplicato. Questo grazie ad un personaggio famoso (che noi tutti seguiamo) che ha citato il mio blog. Tempo mezz'ora ed ho ricevuto centinaia di "I like" sulla pagina Facebook di The Blair Mum Project. Idem su Twitter.

Adesso posso iniziare.

Sono a Firenze, senza casa e senza mezzi, ma raccatto di tutto: per la casa, c'hanno pensato i suoceri. Siamo stati sistemati nella camera da letto di mio marito quand'era ragazzo. Penso che prima di sposarsi ognuno di noi debba vedere la camera del proprio fidanzato/a nella casa dov'ha abitato tutta una vita. Io non l'avevo fatto e adesso capisco tante cose. Bene per i libri, tanti, passi. Bene per i poster, belli, passi. Bene per il letto, matrimoniale, passi. Ottimo per i trofei = sportivo e competitivo, passi. Ma c'è quella maledetta cassettina di John Bon Jovi che proprio non mi va giù, e mi cambia l'immaginario che m'ero fatta di lui una volta. Ed è lì, dalla mia parte del letto, che mi dice "buttami buttami" ed io ancora non l'ho fatto. Non posso far finta di nulla perché anche a buttarla via, è esistita, è stata registrata, ascoltata, amata. Ma non era quello che cantava "ti voglio sdraiare su un letto di rose" ???? Mi sono giocata metà del mio audience? Probabilmente sì, però quel cesto di capelli che s'agita e canta zucchero filato proprio non lo accetto. E così m'immagino mio marito pischello che magari ce sta a provà con una con sottofondo John Bon Jovi. E il massimo sarebbe se lei manco gliel'ha data.

Vabeh, passiamo ai mezzi. In primis, pedibus. Poi sono passata alla bicicletta di mia suocera. Poi alla macchina di mia suocera. Poi alla macchina di un'amica. Domani proverò l'ebrezza del bus e del nuovo sistema, primo in Italia, del biglietto acquistabile via sms. Ganzo. Ho una serie di commissioni da fare incredibile. Intanto, tranquillizzare mia nonna che l'altro giorno mi ha confidato di aver dormito in vasca da bagno. A parte la domanda "come cavolo ci sei entrata a 90 anni nella tua vasca da bagno", la seconda questione è stata: perché? Perché mai una donna di quell'età dovrebbe dormire nella sua vasca da bagno quando in casa ci sono almeno 3 letti vuoti + 1 divano? E la risposta signore e signori è logicissima: poiché il soffitto del suo bagno è appena stato rifatto (era crollato una mattina alle 11) nessuno potrà avvelenarla immettendo sostanze nocive dalle pareti del tetto. Certo bello vivere in una specie di 007 notte tempo, no? E non sapete quanto si dà da fare la poveretta per combattere questo "presunto" farabutto del piano di sopra che l'avvelena dalle fessure delle mura di casa. Ah, strategie su strategie. Intanto io un giorno sì ed uno sì sono dai carabinieri a supplicarli di andare a fare finta di installare telecamere in casa della nonnina (per controllare il tipo del piano di sopra) che altrimenti ammorba me e solamente me. Pure quando sono a Londra. Il trasferimento non è bastato. Se non mi ci reco di persona (dai carabinieri), gli scrivo emails in cui non si capisce se la neuro deve venire a prendere me o mia nonna. Probabilmente tutte e due. Quello che mi spaventa è che io le somiglio. E a detta di mio marito somiglio anche all'altra sua nonna. Quella defunta a 96 anni. Come dice lui "sembri mia nonna, ma non prima, quand'era giovane: ora" che non credo sia proprio un complimento a ripensarci. Ripeto le stesse cose milioni di volte perché la mia missione è che la gente capisca (e cambi). Poi se non ricordo una parola, me ne invento un'altra, a caso, ma che suoni simile. Sì, non vi preoccupate, non somiglio alle nonne perché sono vecchia dentro, ma perché ho una specie di demenza senile anticipata.

In tutto ciò Viola ha fatto indigestione di cioccolata e, come nella scena del salamino, conversando sui reali d'Inghilterra, ci ha serbato scene irripetibili. In compenso i capelli corti che le ho tagliato (perché non avevo il balsamo e non le si scioglievano i nodi) sono stati apprezzati da tutti. E anche lei sembra averci fatto l'abitudine. Non mi sembra che sia rimasta traumatizzata dall'abbandono in aeroporto (causato da lobotomia totale della qui presente scrittrice di fronte a costume stile festa-nello-yacht-alla-Donnie-Brasco).

L'unica cosa è che casa mia adesso è Londra e la voglia di tornarci non è poca. Di tutte le città che ho girato nella mia vita, Londra è l'unica che sento casa. E la sensazione di poter girare liberamente senza essere riconosciuti (non per fama) è impagabile. E la scuola di Viola è splendida. E la mia zona pure. E le mie ore di libertà a recensire mostre ancor di più. La libertà è una sensazione, non necessariamente un dato di fatto. Non sono i soldi a renderti libero tantomeno il tuo status. Ma la tua testa. E per quanto complessa possa esser la mia, mi sento libera, come voglio io. Non di comprare un paio di scarpe. Ma di potermi bere un caffé macchiato a Londra tutti i giorni leggendo il Corriere della Sera, scrivendo, ìn mezzo a centinaia di persone perfettamente sconosciute che non sanno chi sono e non gli interessa saperlo. E poi esco, e cammino, e penso. Ed è un lusso poter tutti i giorni sfamare il cervello con immagini o nozioni nuove, abitudini, colori, odori. Ecco perché sono felice e mi sento libera. Ecco perché vorrei sempre scappare da qualche altra parte, viaggiare. Ecco perché sogno sempre ad occhi aperti e mi perdo la figlia all'aeroporto.

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