Congiuntura
11 Aprile Apr 2012 1328 11 aprile 2012

Avanti così, la prossima vittima è la Francia

Chi sarà il prossimo? È questa la domanda che gli operatori finanziari, ma non solo loro, si stanno facendo da alcuni mesi a questa parte. E la risposta non può che essere la più ovvia: la Francia. Dopo Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna, sarà il turno di Parigi. Ma non prima delle elezioni presidenziali, vero e proprio spartiacque di quello che accadrà all’Europa nei prossimi mesi.

La crisi della zona euro sembra andare esattamente come previsto. Il percorso è delineato e senza un’adeguata protezione tutto rischia di saltare. E il detonatore potrebbe essere la corsa all’Eliseo. Per ora, non ci sono ancora grossi movimenti da parte dei fondi d’investimento. Non è questione di speculazione internazionale, complotti, scie chimiche o alieni. È solo questione di tempo e di prospettive sulla sostenibilità del debito pubblico. A oggi, nulla è come Parigi sotto il profilo della spesa pubblica. Come ha fatto notare anche Goldman Sachs alcuni giorni fa, la battaglia tra Nicolas Sarkozy e François Hollande si sta giocando sul filo delle esternazioni populiste. Se il primo annuncia la creazione della banca dei giovani, il secondo rilancia sulla tassa per i ricchi. Se il marito di Carla Bruni parla di aumentare la spesa per la pubblica sicurezza, il secondo ribatte con migliaia di nuove assunzioni nel settore scolastico. Ma nessuno, proprio nessuno, parla dei tagli alla spesa pubblica.

Il problema è proprio questo. Come non ci sono concrete misure per la ripresa economica, non ci sono idee per le sforbiciate alla finanza pubblica, né spending review in previsione. E non c’è firewall che tenga. Al contrario di quanto successo per Italia e Spagna, i Money markets fund ritengono ancora sicura l’investimento su Parigi. Ma come mi ha fatto notare un gestore di hedge fund londinese, «tutti stiamo attendendo la risposta che arriverà dalle urne». Dopo di che, ci saranno «circa 30 giorni per capire come il nuovo esecutivo ha intenzione di agire». Sì, perché nemmeno la Francia è immune a questa crisi, complice una burocrazia elefantiaca e un debito oltre i livelli di vigilanza. Se non ci saranno risposte concrete, la via è quella che tutti conosciamo.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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