Chi parla male
11 Aprile Apr 2012 1520 11 aprile 2012

IL LIBRO / Chi comanda Napoli? De Magistris non ha dubbi sul passato. E il presente?

«Il meridionale ha un tale desiderio del potere, poiché non conoscendo una libera società dipende tutto dai potenti, che è entusiasta del potere qualunque esso sia». Lo scriveva Corrado Alvaro quando, nel 1950, tirava le somme della sua generazione. Sessant'anni dopo, il Sud Italia continua a dover fare i conti con una politica include tutto e il contrario di tutto: il leader e il burattinaio, lo sviluppo e la pratica clientelare, la voglia di meritocrazia e il familismo amorale. Premessa necessaria per affrontare “Chi comanda Napoli” (Castelvecchi RX, 186 pagine, 12,5 euro) che già nel titolo propone una sfida, in parte provocatoria, in parte soddisfatta: inseguire e mappare il potere che negli ultimi anni ha fatto di Napoli, della Campania, un buco nero capace di ingoiare miliardi d'euro per l'emergenza rifiuti, ammorbare la fu Campania Felix con l'apertura di innumerevoli discariche, condannare un'intera generazione (e chissà quante a venire) a fare i conti con un disastro ambientale senza precedenti.

La nuova collana (i “Chi comanda” sono usciti o usciranno anche su Roma, Torino e Milano) che ricorda molto i vecchi libri di controinchiesta anni Settanta, ha affrontato le vicende del capoluogo campano con un approccio degno di approfondimento. Ha affidato la raccolta delle notizie, la loro verifica e stesura ad un giornalista e ad un attivista politico. Alla penna e alla piazza, entrambe mosse dalla voglia di sapere e capire.
I due autori, entrambi trentenni, sono Giuseppe Manzo, giornalista (“Corriere del Mezzogiorno”, “Terre di Mezzo”; Giornale Radio Sociale) e scrittore (“Scripta”, edizioni Cento Autori) e Antonio Musella, anima del centro sociale napoletano Insurgencia, attivista politico e componente del desk del portale di informazione Indipendente Global Project.


Una mezcla che rende bene nel testo e resta fedele al nome della collana, facendo appunto la radiografia (RX) alla situazione partenopea e campana. C'è l'intervista al sindaco di Napoli Luigi de Magistris in coda al libro ed è l'acuto: de Magistris è il nome di richiamo, quello più noto negli ultimi mesi. Però il libro si apre con un'intervista che è il “rumore di fondo” che accompagna tutta la narrazione. A parlare è l’ex consigliere provinciale e regionale comunista, Franco Maranta, primo grande oppositore al sindaco-governatore Antonio Bassolino. Commissari, subcommissari all'emergenza, proteste contro le discariche, una storia che lacerò la sinistra e di fatto scavò il solco fra Bassolino, fino ad allora serenissimo, imperturbabile e potente e quel variegato panorama politico che lo portò dall'ex Pci fino alle stanze dei bottoni. Maranta nel libro è l'elefante dalla lunga memoria che al termine del suo racconto restituisce l'onore delle armi a don Antonio, ex compagno-nemico: «L’attuale strategia politica punta su una sola operazione: affibbiare la responsabilità ad Antonio Bassolino – racconta - . Credo sia un’ingiustizia, l’uomo-demone è stato esclusivamente l’ex governatore? È fuorviante e falso. Adesso conviene a troppi guardare Bassolino come l’unico imputabile del disastro, ma non è così. Erano in tanti a condividerne le scelte e a concertarle. Bisogna dare un giudizio politico su quei decenni; invece molti prendono le distanze, i cortigiani di allora si riciclano, bassoliniani un tempo oggi si candidano come alternativa nuova».

“Chi comanda Napoli” racconta con dovizia di particolari, fatti, vicende, circostanze. Contesta, negli scontri contro la discarica di Chiaiano, le ricostruzioni dai giornali cittadini. C'è l'intervista alla giornalista Amalia de Simone sui rapporti terribili fra i boss dei Casalesi e pezzi dello Stato. Al termine del libro, arriva il sindaco. Se lo si legge memori del Maranta iniziale sull'«attuale strategia politica», le domande a Luigi de Magistris hanno tutto un'altro tono. L'ex pm sulle responsabilità ha l'indice teso fin dalle prime domande: «...perché soprattutto Bassolino, e certamente non solo lui, da presidente della Regione è stato anche commissario per l’emergenza. Ha avuto tra l’altro come commissario una quantità di fondi europei enorme...».

Oggi a Palazzo San Giacomo «è cambiata l'aria» dice il sindaco, ma – e questo, al di là del libro, è cronaca di questi giorni – liquida con poche parole i problemi strutturali che anche la sua giunta sta affrontando sull'emergenza rifiuti (la gestione di uomini e risorse dell'azienda municipale rifiuti Asia, lo scontro con la Regione su un nuovo termovalorizzatore sul territorio napoletano). La sua è una visione elettrizzante, ancora forse negli occhi la cavalcata “scassatutto” alla poltrona di sindaco, roba di appena un anno fa. Non fa sua, de Magistris, la lezione di Corrado Alvaro sui meridionali e il desiderio di potere da cui dipendere perché in assenza di libera società. «Chi comanda Napoli? Napoli – dice de Magistris - non è un luogo in cui si può dire che comanda la camorra, il sindaco, il governo, le forze dell’ordine, i parcheggiatori abusivi o i disoccupati organizzati». E forse non intuisce (o glissa abilmente) sul fatto che dedicargli la chiusura di un libro dedicato al potere, inevitabilmente, lo incorona quale nuovo potente della città.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook