Viva l’Italia
12 Aprile Apr 2012 0835 12 aprile 2012

Adozioni a distanza, ma chi paga la pubblicità?

Come pagano la pubblicità? In televisione, sui giornali cartacei e online, sui tram, sugli autobus, in radio e chi più ne ha più ne metta, oramai pullulano slogan sulle adozioni a distanza.

Qualcuno usa la parola sostegno ... insomma invio di denaro che viene trasformato in aiuti e assistenza per bambini o intere famiglie. Non sarebbe meglio destinare buona parte del ricavato in progetti di giustizia sociale e diritti dei bambini?

In internet ho trovato il bilancio di una fra queste organizzazioni. I proventi del 2010 per un 61% sono stati investiti nei programmi per il Sud del mondo, il resto hanno coperto oneri e spese varie. Per carità non propongo a chi gestisce tali organizzazioni di lavorare gratis ma solo di ridurre ai minimi termini le spese per la pubblicità, voglio dire non credo serva tappezzare gli spazi pubblici per incentivare alla buona azione.

Viene chiesta una media di 30 euro al mese per cambiare la vita di un bambino, una donazione che non implica un grande sacrificio. Beh potrebbe anche essere vero, allora se con circa 360 euro all’anno si aiutano parti di mondo a sconfiggere la povertà, quanto sorrisi potrebbero spuntare destinando anche il budget pubblicitario? Del resto è noto che la pubblicità si paga, e non poco.

W l'Italia

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