David Bidussa
Storia Minima
12 Aprile Apr 2012 1133 12 aprile 2012

diversi, ma uguali. Venti anni dopo siamo ancora lì.

Con l’inchiesta che sembra allargarsi a macchia d’olio all’interno della Lega coinvolgendo anche buona parte di coloro che non meno di due sere fa hanno messo in scena una sorta di tribunale inquisitoriale armati di scope e di proclami, quello che sta avvenendo è la ripetizione di ciò che 20 anni fa è accaduto al Pci di Achille Occhetto: la fine del mito della diversità.

Ancora una volta dimostrando che per quanto diversi, si è al fondo uguali (parafrasando il refrain creso noto da Nanni Moretti nel monologo di Palombella rossa)

Questo aspetto non mi fa pensare che colti in fallo sul mito fondativo si assisterà ora a una sorta di percorso di disincanto. Anzi il mito del complotto crescerà, perché non c’è niente di più consolatorio che pensare che le proprie disgrazie sono sempre conseguenza delle perfidie del prossimo.

Ma la vicenda al di là della ripetizione di un percorso politico è anche significativa perché spiega in forma manifesta la metamorfosi di una figura – il padre di famiglia – che evidentemente non risparmia nessuno.

Il ‘padre di famiglia’ appare definitivamente il fossile di un’altra epoca Una figura che negli ultimi decenni, anche dove meno ce la saremmo aspettato, registra il progressivo smantellamento di un mito fondante dell’uomo in società: il padre come colonna dell’ordine domestico e sociale; il padre come referente del potere politico e religioso; il padre come veicolo della tradizione e dell’esperienza fra le diverse generazioni.

In un’epoca in cui tutti proclamano la sacralità della famiglia tradizionale, tanto da proporla come il fondamento politico della rinascita nazionale, questo dato non è privo di significato. Il rischio infatti è che alla fine di tutta questa retorica rimanga solo la sostanza di una pratica imbarazzante: quella del “tengo famiglia”. O che ancora, peggio, che quella retorica, sia solo strumentale, per la perpetuazione di quella pratica.

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