Una panchina, un libro
12 Aprile Apr 2012 0706 12 aprile 2012

Gridavano al mondo il pericolo nazista, ma nessuno li ascoltò

Anna Funder, Tutto ciò che sono, Feltrinelli, 2012

Vi consiglio di iniziare questo libro da una delle ultime pagine , quella dei ringraziamenti, che di solito passano inosservati. Scrive l’autrice australiana, Anna Funder:
Il mio ringraziamento più sentito va alla mia amica Ruth Blatt (1906-2001), di cui ho ammirato il senso dell’umorismo e l’umiltà quasi quanto il coraggio. “Chi sono?”, aveva l’abitudine di chiedersi. “Non sono nessuno”.

Tutto ciò che sono è la scoperta del passato di questa anziana signora tedesca, apparentemente fragile, che però, nell’informalità della società australiana, non rinunciava al titolo di “Dottoressa”

Ormai ottuagenaria, è l’ unica sopravvissuta di un gruppo di rifugiati politici tedeschi, alcuni ebrei come lei, altri no, che negli anni Trenta, da Londra, cercarono eroicamente di aprire gli occhi dell’Inghilterra sui pericoli del nazismo.

Dopo l’avvento di Hitler nel 1933, Londra brulicava di spie naziste, di informatori e di poliziotti inglesi deliberatamente poco efficienti. Funder ricostruisce con maestria l’ ambiente opaco e ambiguo in cui i rifugiati si trovavano a operare, creando un’atmosfera da thriller in cui a momenti di esaltante coraggio si mescolavano periodi di profonda disperazione. La scrittrice ha il grande merito portare i riflettori su eroi misconosciuti della lotta al nazismo, persone reali la cui vita di esuli e attivisti non è emersa se non marginalmente attraverso la ricerca storica. Funder li dipinge con tutto il loro bagaglio di sentimenti contrastanti, entusiasmi e frustrazioni, paura e coraggio, gelosia e amore, avendo a disposizione come punto di partenza null’altro che “frammenti fossili” . Raccontarne la storia, dice “è un po’ come mettere pelle e ciocche di pelo su uno scheletro di dinosauro per vedere l’animale nella sua interezza.” Ne scaturiscono ritratti struggenti di persone che perirono o persero tutti i loro cari nel tentativo di avvertire il mondo dell’inferno in cui stava precipitando. E rimasero colpevolmente incompresi e inascoltati.

Infatti il governo britannico, prima del 1939, quando dichiarò guerra contro la Germania, si aggrappava a una politica di appeasement nei confronti del nazismo, nella speranza di poter controllare con la ragione la follia espansionista del Fuhrer. Così l’Inghilterra, pur accogliendo gli oppositori tedeschi al regime, riteneva inammissibili le loro campagne politiche. E la giustizia inglese non esitava a liquidare come suicidi gli omicidi di cui si macchiavano gli emissari della Gestapo sul suolo britannico.

La struttura di Tutto ciò che sono si avvale di due voci narranti, quella contemporanea di Ruth, così come la Funder deve averla conosciuta negli ultimi anni della sua vita, e quella più remota, di Ernst Toller, poeta e drammaturgo affermato , che visse con gli esuli a Londra per poi fuggire negli Stati Uniti dove si suicidò nel 1939. Le due voci si alternano in capitoli separati , che registrano in maniera palpabile la crescente disperazione dei protagonisti di fronte all’incalzare degli eventi e all’inutilità dei loro sforzi.

Alla fine della guerra, Ruth è emigrata in Australia portandosi dietro un senso di colpa che neanche i cinque anni di carcere che seguirono il suo arresto in Germania sono riusciti ad estinguere. Anziana e affetta da incipiente Alzheimer, si astrae dall’asettico ambiente ospedaliero in cui è costretta, mettendo ordine nei confusi ricordi del passato e rivivendo le emozioni contrastanti dell’esilio : da una parte, l’amicizia profonda per l’ attivissima e spregiudicata cugina Dora Fabian, vero fulcro della propaganda anti- nazista fra gli esuli, e, dall’altra l’amore indiscusso per il marito Hans Wesemann, anch’egli rifugiato a Londra. Fu l’ indulgente miopia di Ruth nei confronti del marito a trarla in inganno e a determinare il tragico epilogo della sua permanenza inglese.

Alla voce di Ruth si alterna quella più remota di Toller, che a Londra fu amante di Dora. Nella camera d’albergo di New York dalla quale non uscirà se non cadavere, Toller detta le proprie memorie alla segretaria Clara. La seconda guerra mondiale non è ancora iniziata e Toller ha già perso tutta la famiglia e molti amici nei campi di concentramento. La sua è la voce di un uomo disperato, che oscilla fra la volontà di vivere e quella di abbandonarsi ai propri incubi.

vera.gandi@fastwebnet.it

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