ITALIABILITY
13 Aprile Apr 2012 0932 13 aprile 2012

Chiudiamo il rubinetto ai partiti

Adesso basta. Chiudiamo subito il rubinetto del finanziamento pubblico ai partiti. Di fronte all’ennesima prova di utilizzo privato di beni e fondi pubblici la gente onesta che paga le tasse e manda avanti questo Paese deve avere la forza di alzarsi in piedi e fermare i partiti.
Gli scandali in casa Lega confermano il degrado raggiunto dall'attuale sistema e dal suo ceto dirigente. Non solo il finanziamento pubblico ha assunto proporzioni imbarazzanti, ma la pervasività della classe politica ha raggiunto ogni ambito della società e dell'economia per conservare rendite di posizione. La miriade di enti, società partecipate e municipalizzate controllate da Comuni, Province e Regioni, sono in realtà postifici, ovvero luoghi utilizzati per garantire posti di lavoro al ceto politico. Gli scopi per cui questi enti e società vengono formalmente istituiti sono secondari. Non si spiega altrimenti la scelta degli enti pubblici di affidare direttamente la gestione dei servizi a tali società, anziché selezionare sul mercato attraverso gare pubbliche, i soggetti migliori (per qualità, esperienza, capacità professionale, prezzo).

La pantomima a cui si assiste in questi giorni è semplicemente ridicola. I dirigenti dei partiti che notte tempo (in genere in pieno agosto) si spartiscono un bottino da 5 a 10 volte le reali spese elettorali sostenute, ora si sbracciano e si sgolano per assicurare che bisogna “fare presto”, “fare subito” e riformare la legge sui partiti e il loro finanziamento.
Da destra a sinistra, questo ceto politico è squalificato. Per venti anni all’Italia sono state negate riforma serie ed efficaci in ciascuno dei campi strategici per il Paese: giustizia, istruzione, mercato del lavoro, fisco, assetto istituzionale. Gli italiani, mentre vedevano assottigliarsi sempre più l’occupazione e la capacità di reddito, hanno assistito inermi a migliaia di zuffe e litigi personali, leggi ad personam e provvedimenti tanto particolari e ristretti da avviare il Paese verso un irrimediabile declino.

Nessuno degli attuali leader politici è quindi legittimato a proporre una vera riforma del sistema partitico. Gli italiani semplicemente non ci credono. La frase che si sente più spesso nelle strade, nei colloqui informali e nei caffè è: “Questi devono andare a casa. Tutti”. Tuttavia, riformare i partiti e definire un sistema di finanziamento, possibilmente non pubblico, è vitale per qualsiasi democrazia. Quindi è urgente mettervi mano. Il governo, in particolare nella figura del presidente del consiglio, ha secondo noi l’autorevolezza e la forza per imporre, di questo si tratta, una riforma a un Parlamento delegittimato nel Paese, ma ancora troppo ancorato ai benefici di cui gode.

Signor Rossi

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