Congiuntura
13 Aprile Apr 2012 0545 13 aprile 2012

La Cina rallenta, ma il pericolo è la bolla immobiliare, non il Pil

Qualcosa è cambiato davvero. Nel primo trimestre dell’anno il Pil della Cina è cresciuto dell’8,1%, il livello più basso dal 2009. Si tratta di una retromarcia non indifferente, dato che nel trimestre precedente l’economia cinese era cresciuta dell’8,9 per cento. Un rallentamento era previsto, le stime erano di un Pil all’8,3%, ma in pochi si attendevano una performance simile. Le autorità di Pechino tranquillizzano gli investitori e rimarcano che tutto è sotto controllo, ma i timori rimangono. E per la prima volta, anche gli Stati Uniti guardano verso Beijing con diffidenza.

Il pericolo di un hard landing, ovvero di una repentina caduta del Pil, per ora sembra scongiurato. Gli analisti sono concordi: la Cina non andrà in recessione nei prossimi anni. Per Pechino rimane tuttavia in piedi la possibilità di sperimentare un soft landing, uno scenario in cui l’economia cresce, nonostante una contrazione significativa, a un ritmo tale da evitare una recessione. Come ha spiegato l’ufficio nazionale di statistica, «la crescita è comunque solida e nel suo complesso non presenta squilibri». Tutto regolare, tutto tranquillo, tutto previsto. O almeno, questa è la versione di Pechino.

Le zone d’ombra però sono ben presenti. La più significativa è la bolla immobiliare, che secondo l’opinione unanime di economisti, operatori finanziari e analisti, sta crescendo a dismisura. Sheng Laiyun, portavoce dell’ufficio statistico, ha cercato di fugare ogni dubbio: «Non avremo una situazione come quella del Giappone negli anni Ottanta, abbiamo potenziato le misure di controllo sul settore immobiliare». Ma intanto, in marzo si è registrato il quinto calo consecutivo, su base mensile, del prezzo delle abitazioni. E come ha spiegato la banca statunitense J.P. Morgan il mese scorso «è possibile che avvenga un calo del 20% dei prezzi degli immobili entro i prossimi 18 mesi».

Il sentore che qualcosa sia mutato davvero è dato però da un’altra notizia. La Cina sta infatti per entrare nel mondo dei covered bond, finora confinato all’occidente tanto lontano dai dogmi della politica economica di Pechino. La versione ufficiale spiega che in tal modo si potranno mitigare gli effetti della caduta dei prezzi degli immobili e gli effetti del debito pubblico degli enti locali. Ma secondo diversi operatori finanziari la verità è un’altra. Tramite questi strumenti si vuol permettere alle banche cinesi di sbarazzarsi di tutti i crediti deteriorati che hanno in portafoglio. Per la Cina forse non ci sarà lo scenario peggiore, quello dell’hard landing, ma i rischi sono dietro l’angolo. Proprio a cominciare dalla bolla del real estate.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

Grafico a cura di Michael McDonough, economista di BloombergBriefs.

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