Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
14 Aprile Apr 2012 1336 14 aprile 2012

Cambiare l'indecente legge sui rimborsi ai partiti. I calcoli de laVoce.info

In settimana questo blog ha ospitato una proposta di Legge di iniziativa popolare che mira ad introdurre un meccanismo di finanziamento ai partiti in grado, secondo i promotori, di combattere l’involuzione oligarchica dei partiti stessi.

Oggi le forze politiche - in modo assolutamente bipartisan - potendo disporre di un flusso sterminato di liquidità rinunciano a impegnarsi per conquistare fiducia e raccogliere fondi. La politica è diventa cosi sempre più gestione di potere e di interessi, spesso opachi. Il primo passo per uscire del vuoto idee e di azione in cui abbiamo vissuto in questi ultimi dieci anni perduti è cambiare la legge sul finanziamento ai partiti che soffoca la concorrenza in politica, oltre che a sperperare in modo vergognoso ed opaco danaro pubblico, basta pensare alle vicende di questi giorni.

L'analisi dei numeri fatta da Tito Boeri e Massimo Burdignon su laVoce.info conferma come il passo intrapreso da ABC (Alfano Bersani Casini) sia totalmente insufficente. Anzi indecente.

twitter @actavecchio

UNA PROPOSTA INDECENTE
di Tito Boeri e Massimo Bordignon 13.04.2012

La proposta ABC (Alfano-Bersani-Casini) per un nuovo sistema di finanziamento della politica si limita ad aggiungere qualche regola di trasparenza. Non basta. Anzitutto bisogna capire qual è il livello adeguato di risorse necessarie, se è vero che i partiti hanno speso negli ultimi 15 anni circa un quarto dei finanziamenti ricevuti. Trattandosi di rimborso spese, tali spese vanno documentate e i fondi vanno ripartiti in base ai voti ricevuti dalle liste. Se non bastano, dovranno provvedere iscritti e simpatizzanti stabilendo però un tetto alle singole donazioni.

È difficile dire se la proposta dei partiti della maggioranza sul nuovo sistema di finanziamento della politica produca più rabbia o più sgomento. In un momento difficilissimo per il paese, in cui rischiano di prevalere le forze più demagogiche e populiste, sembra che i partiti cosiddetti responsabili siano strenuamente impegnati nel fare tutto il possibile per aumentare il proprio discredito agli occhi dell’opinione pubblica. La proposta si limita, infatti, ad aumentare la trasparenza sull’utilizzo dei soldi pubblici, cosa ovviamente più che giusta e necessaria, ma evita completamente di affrontare il problema vero, la dimensione delle risorse pubbliche messe a disposizione del sistema dei partiti. Eppure il problema è relativamente semplice e potrebbe essere affrontato semplicemente anche all’interno del sistema corrente.
UN “RIMBORSO” MOLTIPLICATO PER CINQUE
Come prima cosa, si tratta di capire qual è il livello adeguato delle risorse necessarie. I dati della tabella qui sotto indicano che le cifre spese dai partiti per la campagna elettorale del 2008 ammontano a un quinto dei finanziamenti ricevuti. Questo significa che il finanziamento pubblico dovrebbe essere ridotto di quattro quinti.
Secondo, il finanziamento deve essere commisurato ai voti ricevuti, non agli elettori potenziali, per evitare la spinta alla moltiplicazione dei partiti inutili.
Terzo, un rimborso spese, è un rimborso spese. Si esige in cambio della presentazione di ricevute attestanti le spese sostenute nelle fattispecie consentite dalla legge per svolgere determinate attività, non ex ante.
Quarto, il rapporto fra i voti effettivamente raccolti e il rimborso massimo consentito deve essere stabilito prendendo come riferimento il partito che ha ricevuto più voti in rapporto alle spese elettorali. È lo stesso principio di efficienza che si vuole applicare nelle spending review e che ispira la definizione dei costi standard nelle prestazioni sanitarie. I partito devono dare il buon esempio. Vediamo come questo principio può essere applicato alle elezioni del 2008.
UN ESEMPIO: LE CIFRE DELLO SPRECO PER LE ELEZIONI DEL 2008
Come si vede dalla tabella qui sotto, alle ultime elezioni politiche nel 2008 il partito che segna il rapporto più basso tra spese elettorali accertate dal Collegio di controllo delle spese elettorali e numero di elettori è la Lega Nord. Ogni voto leghista costa effettivamente 0,52 euro. È il costo unitario più basso rispetto agli altri maggiori partiti italiani. In termini di rimborso effettuato dalle casse dello stato, però, ogni voto della Lega Nord costa ben 7,30 euro. Ciò significa che alla Lega Nord sono andati 38,4 milioni in più di quelli necessari a rimborsare le spese elettorali. Se il fine della legge è rimborsare le sole spese elettorali, allora è ragionevole che i rimborsi non superino una soglia ottenuta moltiplicando per 0,52 i voti effettivamente ricevuti da ogni partito. Se applichiamo questa regola alle elezioni del 2008, troviamo che si potevamo risparmiare più di 440 milioni di finanziamento pubblico ai partiti in questa legislatura. Non pochi di questi tempi.


UN TETTO ALLE DONAZIONI
Quinto, i partiti sono associazioni volontarie di cittadini e tutti possono liberamente donare a delle associazioni volontarie, purché queste donazioni siano scrupolosamente documentate e rese trasparenti.
Sesto, però, per evitare che qualche signore ricco o qualche ricco gruppo di pressione abbia un’influenza eccessiva sulla politica, è necessario che esista un tetto massimo e fatto scrupolosamente rispettare, delle donazioni che individui, imprese o associazioni possono fare ad un partito. Lavoce.info funziona così da sempre ed egregiamente. Forse è opportuno che i partiti la prendano ad esempio.
Note
La tabella con gli open data è accessibile a questo link.
L'elaborazione dei dati è basata sulle seguenti fonti:
 dati del Ministero dell'Interno
 dati della Corte dei Conti, "Collegio di controllo sulle spese elettorali", pdf
 Gazzetta Ufficiale della Repubblica del 30 luglio 2008

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook