Nel mirino
15 Aprile Apr 2012 1653 15 aprile 2012

Che cos’è la fotografia etica?

THE JULIE PROJECT - 2010 - Darcy Padilla

La pioggia non ha fermato gli amanti della fotografia e a Lodi sabato c'era il mondo.

L'occasione era il Festival della Fotografia Etica che seppur appena alla sua terza edizione ha dimostrato di avere tutte le carte in regola.

Io sono andata con due miei carissimi amici fotografi Alessandro Belgiojoso e Albertina d'Urso.

Il Festival di Lodi è unico nel suo genere non esistono infatti altri Festival fotografici dedicati all'approfondimento della relazione tra etica, comunicazione e fotografia.

L'idea è nata a due amici Aldo Mendichi e Alberto Prina rispettivamente cassiere e presidente dell'associazione di volontariato culturale Gruppo Fotografico Progetto Immagine, dopo un viaggio al Visa pour l'Image di Perpignan, me lo racconta Alberto che oggi ha lasciato le sue altre occupazioni per dedicarsi alla fotografia e all'organizzazione del Festival.

il Festival della Fotografia Etica è il frutto del lavoro di Gruppo Fotografico Progetto Immagine, i cui membri sono una decina di volontari che fanno tutt'altro nella vita ma che per passione lavorano la sera, la notte, i week end e nelle pause pranzo per regalare a noi questo splendido Festival e molte altre iniziative sulla fotografia.

50.000 euro. Questa la cifra a disposizione dei volontari per il Festival fra contributi di Comune, Provincia e Regione. Un budget molto basso per un evento che ha 11 mostre, due workshop, spazi di approfondimento, lettura di portfolio, dibattiti, uno spazio libri, un premio italiano di fotogiornalismo e ospiti internazionali.

Chiedo ad Alberto che tipo di feedback hanno avuto dagli attori del panorama fotografico internazionale, perchè devo dire che sono un pò stupita dalla coolness sia dell'affluenza che delle scelte curatoriali, Alberto mi risponde che tutti i fotografi contattati e stiamo parlando dei "big" del fotogiornalismo, hanno risposto con grande entusiasmo.

Non posso raccontarvi tutto quello che ho visto a Lodi, il Festival finisce oggi ma alcune mostre saranno aperte anche il prossimo week end e il 25 aprile, qui vi parlerò solo delle 3 mostre principali.

La prima tappa è stata la sede del Gruppo Fotografico Progetto Immagine dove c'è "Iraq. oltre la notizia": l'idea della mostra è veramente interessante essendo tutte fotografie scattate da fotografi iracheni che insieme, dopo la caduta del regime di Saddam Hussein, hanno creato l'agenzia fotogiornalistica Metrography.

Sulaimaniyah, Iraq - lavoratore arabo - Foto di Ahmed al-Husseini

Ne parlo con Gianmarco Maraviglia curatore della mostra, fotografo e direttore dell'agenzia di fotogiornalismo Parallelo Zero che rappresenta Metrography in Italia.

Tikrit, Iraq: una turista occidentale scatta delle foto. Hinterland Travel, compagnia di viaggi Britannica, organizza tour archeologici in zone di guerra. Foto di Kamaran Najm

Mi racconta che Patrick Witty, il picture editor del TIME quando ha saputo di Metrography è andato in Iraq a fare un workshop per insegnare ai fotografi dell'agenzia.

Sulaimaniyah, Iraq: i lavoratori diurni dormono a prezzi scontati sul tetto dell'Hotel Asia, un ostello per braccianti che hanno invaso la città. Foto di Ahmed al-Husseini

Mi sembra molto bello e prezioso che siano gli stessi Iracheni a raccontarci il loro paese, senza filtri nè preconcetti, forse più inclini a mostrarci anche altri aspetti che non sono la guerra e i suoi effetti.


La nostra seconda tappa è l'Ex Chiesa di San Cristoforo che ospita la mostra "Climate Change", un progetto pluriennale pensato e realizzato dai fotoreporter di Noor per denunciare i disastrosi effetti dei cambiamenti climatici nel mondo e documentare l'utilizzo di risorse alternative ed energie rinnovabili.

Foto di Alixandra Fazzina

In mostra fotografie di Nina Berman, Francesco Zizola, Alixandra Fazzina, Kadir van Lohuizen, Pep Bonet, Stanley Greene, Jon Lowenstein e Yuri Kozyrev.

Foto di Yuri kozyrev

Rimango come sempre affascinata dalle fotografie di Yuri Kozyrev, mi viene il dubbio che non sia di questo pianeta, lui semplicemente "vede" in modo diverso, è una categoria a parte, vorrei "vedere" con i suoi occhi anche solo per un giorno.

A l'Ex Chiesa di San Cristoforo ho incontrato Francesco Zizola, Franco Pagetti e Renata Ferri che mi ha presentato il mitico Donald Weber, che sono stata molto felice di conoscere, e con cui abbiamo discusso del suo meraviglioso lavoro “Interrogations” premiato a Lodi con il World.Report Award.

Donald Weber - Interrogations

Donald Weber - Interrogations

Donald Weber - Interrogations

Il reportage di Weber è il frutto di oltre sei anni di lavoro fra Russia e Ucraina nelle stanze in cui vengono condotti gli interrogatori a presunti colpevoli, ma il tema è universale, indaga il significato stesso di "verità", il rapporto psicologico che si crea tra vittima e carnefice, uomo e potere e come quest'ultimo possa distorcere la realtà.

L'ultima mostra, quella che mi ha stravolto completamente è "The Julie Project" di Darcy Padilla, all'ex Chiesa dell'Angelo.

THE JULIE PROJECT - 1993 - Darcy Padilla

Alberto Prina mi racconta che l'anno scorso al Visa pour l'Image di Perpignan, sia Alberto che Aldo portavano al collo un badge con il nome inglese del loro Festival: Festival of Ethical Photography, Darcy li ha avvicinati dicendogli che gli sembrava un nome bellissimo per un Festival et voilà.

THE JULIE PROJECT - 2000 - Darcy Padilla


"The Julie Project" ha vinto il W Eugene Smith Award nel 2010 e il World Press Photo nel 2011, i due più prestigiosi premi fotografici internazionali.


Sono rimasta più di un'ora e mezza nella piccola chiesa, ho guardato e riguardato le foto, letto tutti i testi, raramente mi sono sentita così colpita, sconvolta, dalla storia di qualcuno che non ho mai conosciuto.

Darcy Padilla:

“ Ho incontrato Julie la prima volta il 28 gennaio 1993. Julie, 19 anni, si trovava nell’atrio dell’Hotel Ambassador. Era a piedi nudi, la cerniera dei pantaloni aperta e un neonato di 8 giorni tra le braccia.

Ha vissuto nel distretto SRO di San Francisco, un quartiere di mense e stanze a basso costo. La sua camera era piena di pile di vestiti, posaceneri strapieni e rifiuti. Viveva con Jack, il padre della sua prima figlia Rachael, la persona che le ha trasmesso l’HIV. Mesi dopo lo lasciò per poter smettere di drogarsi.

Il primo ricordo che Julie ha di sua madre è, a sei anni, ubriacarsi con lei e subire poi abusi sessuali dal patrigno.

Julie è scappata di casa a 14 anni ed è diventata tossicodipendente a 15.

Ha vissuto per le strade, nei luoghi del crack e ha dormito con talmente tanti uomini indecenti e più anziani di lei che ne ha perso il conto.


Per 18 anni ho fotografato la complessa storia di Julie, delle sue molteplici case, l’AIDS, le droghe, le relazioni, la povertà, le nascite, le morti, le perdite e i ri-incontri, seguendo Julie dalle strade di San Francisco ai boschi dell’Alaska”.

THE JULIE PROJECT - 1994 - Darcy Padilla

THE JULIE PROJECT - 1994 - Darcy Padilla

THE JULIE PROJECT - 2008 - Darcy Padilla

THE JULIE PROJECT - 2010 - Darcy Padilla

Padilla ha avuto la forza di continuare il suo progetto fino alla fine, fino alla morte di Julie, per 18 lunghissimi anni, in cui ha assistito alla trasformazione anche fisica di questa donna devastata dalla malattia.

Le fotografie e i testi in mostra, sono così autentici, sinceri, strazianti, uno sguardo, il suo, che non è mai voyeuristico, mai turista nelle disgrazie altrui ma compassionevole e partecipe.

Mi chiedo quanto debba essere stato emotivamente difficile per Padilla, che con questo splendido lavoro ha restituito dignità alla sofferenza di Julie, ha cercato per quanto possibile di dare un senso alla sua tragedia, facendone un simbolo dell'ingiustiza sociale.

THE JULIE PROJECT - 2010 - Darcy Padilla

Julie non aveva scelta, ci sono condizioni in cui si nasce che non lasciano alcuna possibilità di riscatto, quello di Julie non è un dramma privato ma la condizione di moltissime persone che vivono nella più totale disperazione e assenza di speranza e grazie al coraggio e alla tenacia di Darcy Padilla anche noi, anche solo per un'ora o un giorno possiamo tentare di capire un' esperienza così profonda.

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