Eta (senza Beta)
15 Aprile Apr 2012 1729 15 aprile 2012

Nuove tegole sul rettore Frati, ma qualcuno pensa ai giovani?

La Repubblica di venerdì 13 aprile, ancora sulle pagine della cronaca di Roma (ma Mauro e Scalfari non ritengono che il caso Frati sia questione di rilievo nazionale, e, ahimè, anche internazionale, visto che una gestione così impresentabile della Sapienza ha riflessi negativi sui criterî di valutazione dell’università?), si dà notizia di interrogazioni alla Camera e in Senato che hanno per oggetto appunto il rettore della Sapienza. Stavolta oggetto delle interrogazioni è, oltre agli episodî già più volte segnalati, anche su questo blog, la direzione del primo reparto di Oncologia al Policlinico.
Ciò che più conta, l’articolo ricorda come le denunce siano nelle mani del presidente del Consiglio, Mario Monti, del ministro dell’Università, Francesco Profumo, di quello della salute, Renato Balduzzi, oltre che di altre personalità. Dei fatti specifici indicati nell’articolo non ho diretta contezza. Ma sugli altri, che chiamano in causa la gestione, diciamo così, familiare, del rettore (anch’essi rammentati sulle pagine indicate), sono invece, come tutti coloro che non vogliono girarsi dall’altra parte, informato.
Poco dopo la sua investitura come presidente del Consiglio, Mario Monti disse che uno dei compiti del nuovo governo sarebbe stato dare fiducia e speranza ai giovani, in un momento per loro nero. Bene, questo sarebbe il momento di dare un segnale importante. Quale speranza possono avere i giovani se vedono le loro aspirazioni frustrate in anticipo da chi usa in modo tutt’altro che trasparente (per continuare con gli eufemismi) gli spazî pubblici? Monti e Profumo (il ministro Balduzzi, per le sue specifiche competenze, ha diverso campo di intervento) dovrebbero agire, e subito (sono già in ritardo, purtroppo). A docenti di meritatamente ottima fama come loro non si richiede solo di parlare con sobrietà e pertinenza (come fortunatamente accade nel loro caso, dopo le sguaiataggini incompetenti di chi li ha preceduti), ma anche di saper agire, con franca sicurezza, quando la situazione è diventata (e lo è da tempo) insostenibile per il buon nome di un’istituzione importante per il Paese. Si spera (invocando la spes contra spem) che qualcosa avvenga, chiaramente e in tempi rapidi. Se così non fosse, purtroppo, tutta l’Università italiana, non solo la Sapienza, riceverebbero un ulteriore, brutto colpo.

Qui la lettera-appello per le dimissioni di Frati su Linkiesta

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