Andrea Guarise
ABC. A-Always, B-Be, C-Closing
16 Aprile Apr 2012 0818 16 aprile 2012

Primo trimestre 2012 in Europa: Germania e uffici gli investimenti top

Aprile, storicamente, è il mese da un lato per tirare le somme sull’anno passato, con tutta una serie di analisi, dati e prospettive, dall’altro per valutare gli andamenti del primo trimestre.

Per questo dopo i dati consuntivi 2011 sul settore immobiliare italiano, è il turno di scoprire, e capire, a livello europeo - dato che mi è molto caro il concetto che l’Italia è UN mercato e non IL mercato - lo stato di salute, gli andamenti e le valutazioni degli investitori.

Svelo subito i vincitori: Germania e uffici. Nessuna novità quindi, almeno per chi opera professionalmente in campo immobiliare.

Secondo i dati di PropertyEU la Germania ha attirato poco più del 30% degli investimenti immobiliari nei primi tre mesi del 2012, su un totale di 17,2 miliardi di euro, confermandosi, anche in ambito immobiliare, come lo “stato rifugio” in Europa.

Il Regno Unito, per molti anni il più grande mercato immobiliare in Europa, si posiziona al secondo posto con 4,3 miliardi (25%), e al terzo posto la Francia, che ha attirato investimenti per 2,6 miliardi di euro.

Quello che emerge, tuttavia, è che gli investimenti immobiliari a livello europeo, nel primo trimestre 2012, sono diminuiti, passando dai 27 miliardi di euro registrati negli ultimi tre mesi del 2011, agli appunto 17,2 miliardi, e questi dati confermano la tendenza in atto - secondo la relazione preliminare di Jones Lang LaSalle di prossima pubblicazione - che vede gli investimenti nei Paesi dell’area EMEA dimezzati rispetto allo stesso periodo nel 2011.

Venendo all’asset allocation, gli uffici hanno sostenuto la parte del leone nel primo trimestre 2012, mentre il settore retail - dalla seconda metà del 2011 l’investimento più appetito per gli investitori - è sceso al terzo posto, sopravanzato dagli immobili residenziali.

Il settore degli uffici ha attratto investimenti per 7,6 miliardi di euro, il 43% del totale, mentre altri 3,9 miliardi sono stati investiti in immobili residenziali, e il settore retail, come detto, chiude con 2 miliardi di euro.

Interessante anche notare le città “destinatarie” di questi investimenti: Londra e Parigi su tutte, e Oslo; e gli investitori: norvegesi, statunitensi, cinesi, arabi, malesi.

In tutto questo, il lettore più attento avrà notato la mancanza di un Paese. Già, il nostro. L’Italia, come dimostra anche l’impennata della scorsa settimana dello spread, è vista sempre tra i PIIGS e ai margini degli investimenti internazionali.

E se diversi elementi che elencai in uno dei primi articoli continuano a ripetersi e susseguirsi continuativamente, in queste settimane si sta consumando (e confermando) il peggio degli stereotipi italiani nel mondo: l’IMU. Detto che è inutile aggiungersi ai già diversi siti e commentatori che si susseguono a mostrare schemi e tabelle, è mai possibile che dalla decisione di introduzione (22 dicembre 2011), in 116 giorni la confusione sia la più totale?

Domanda: gli investitori - piccoli o grandi, con poca o molta propensione al rischio, tutti operano un investimento su di una base comune: la PROGRAMMAZIONE - possono essere attratti da un Paese dove, non da un anno all’altro, ma da una settimana all’altra cambiano le “regole del gioco”?

No. Punto.

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