Pop Levante
17 Aprile Apr 2012 1304 17 aprile 2012

In Giappone defibrillatori anche nei distributori automatici dopo un decesso che ricorda quello di Morosini

La morte di Piermario Morosini ha portato di nuovo alla ribalta il problema dell’assistenza medica negli impianti sportivi. Anche se nel caso del giocatore bergamasco non è ancora stato stabilito se si è trattato di un problema genetico al cuore o di un infarto, gli arresti cardiaci in campo hanno troppo spesso raggiunto i titoli dei giornali. Da Renato Curi a Mirko Bovolenta, senza dimenticare Mark Vivien Foè, Miklos Feher, Antonio Puerta e altri, sono molti gli sportivi deceduti per disfunzioni cardiache. Eppure basterebbe tenere dei defibrillatori a bordo campo per diminuire il numero di decessi dovuti a questa causa. In Giappone, la situazione è cambiata dopo la morte di Naoki Matsuda, difensore ed ex capitano della nazionale dei Samurai Blu (con la quale partecipò ai mondiali in casa del 2002), stroncato da un infarto durante un allenamento. A seguito di questa tragedia, la federazione calcistica giapponese ha imposto la presenza di defibrillatori in tutti campi, dalla prima alla terza serie e anche negli impianti d'allenamento. Ma prima di questa scelta, il Giappone si era già impegnato per la lotta agli infarti. Nel paese che per eccellenza è la patria dei distributori automatici, presenti in numerose quantità in ogni angolo delle città, dal 2008 esistono speciali distributori che all'interno contengono anche un defibrillatore. Il cosiddetto AED (Automated External Defibrillator) è posto di solito sotto le bevande in vendita e può essere preso senza inserire denaro. Un allarme avverte quando lo sportello viene aperto per evitare il furto dell'oggetto. Tutti possono usare questo tipo di defibrillatori semiautomatici che hanno le istruzioni scritte in modo chiaro sulla superficie. Esistono circa quarantacinquemila defibrillatori “pubblici” in tutto il Giappone, anche se purtroppo nessuno di questi riuscì a salvare Matsuda o il principe Takamado, il cugino dell’imperatore deceduto per arresto cardiaco durante una partita a tennis con l’ambasciatore canadese nel 2002. Due disgrazie che hanno scioccato il Giappone, ma allo stesso tempo hanno svegliato la nazione sul problema degli infarti, troppo spesso, come in Italia, trascurato.

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