Brideshead
17 Aprile Apr 2012 1032 17 aprile 2012

La ricerca dell'equità

«Chi corre nello stadio, deve accanitamente lottare con tutte le sue forze per riportar la vittoria; ma non deve in nessun modo dar lo sgambetto a quello con cui gareggia, né ricacciarlo indietro con la mano. Così, nella vita, non è iniquo che un uomo cerchi di procurarsi quanto gli abbisogna, ma non è giusto che egli lo sottragga ad altri». In questo frammento di Crisippo, che Cicerone riporta approvandolo, c’è un’immagine che ha avuto grande fortuna. La competizione sportiva leale come esempio cui ispirarsi nella vita quando si agisce per sfruttare un’opportunità. Secoli dopo Adam Smith, che probabilmente aveva presente Cicerone, usa l’espressione “fair play” per caratterizzare questa dimensione della giustizia. Chi ottiene un vantaggio attraverso una competizione leale non agisce in modo iniquo. Oggi si parla molto di equità, e non a torto, perché dobbiamo affrontare il problema delle diseguaglianze giustificabili in una società caratterizzata da risorse scarse e interessi in conflitto. Le scelte di bilancio sono inevitabilmente distributive, si ripartiscono gli oneri e i vantaggi della cooperazione sociale, e quindi è importante che ci sia una risposta convincente, e condivisibile da parte di chiunque, alla domanda relativa alle diseguaglianze giustificabili. Un filosofo contemporaneo, John Rawls, prova a darla nel suo libro più importante, A Theory of Justice (1971), immaginando una procedura di scelta in condizioni di ignoranza per principi di giustizia che si applichino alle istituzioni che appartengono alla struttura di base della società. Diritti, opportunità, risorse e oneri dovrebbero essere distribuiti, secondo Rawls, in modo da assicurare la più ampia sfera di libertà per ciascuno, e le diseguaglianze necessarie per il vantaggio collettivo sarebbero giustificabili solo se c’è competizione leale e servono per massimizzare la posizione di chi sta peggio. Un esperimento mentale di grande utilità nelle presenti circostanze. Chi sono i più svantaggiati, dovremmo chiederci, e in che modo le scelte che faremo miglioreranno la loro posizione?

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