Women must go on…
20 Aprile Apr 2012 1041 20 aprile 2012

#NoViolenza": AIED in prima linea in favore delle donne.


Aied (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) lancia un brainstorming in rete dal
titolo “No Violenza – Contro lo stalking, il femminicidio ed ogni altra forma di violenza sulle donne”, con l’obiettivo di raccogliere proposte e idee per affrontare concretamente quelle che ormai possono considerarsi vere e proprie piaghe sociali.

L’appello dell’associazione si rivolge a tutti gli utenti della rete che dal dal 16 al 29 aprile sono Stati invitati a intervenire sul sito ufficiale dell’AIED, sulla loro pagina Facebook, su Twitter e su YouTube nella playlist “Violenza contro le donne”.

Propone, inoltre, oggi 20 aprile un Blogging day, per aumentare la possibilità di confronto e diffusione dell’iniziativa. Dopo il Blogging day per Rossella Urru, lanciato da Sabrina Ancarola, che ha ottenuto una notevole eco, anche l’AIED utilizza lo stesso strumento per sensibilizzare la popolazione sul tema della violenza sulle donne. Ma quanto può la rete arrivare al cuore della gente? Quanta la credibilità concessa agli internauti? E, soprattutto, quanta la sensibilità nei confronti di questo tema?

Negli ultimi mesi, girovagando su internet e, soprattutto, ottenendo informazioni tramite blog dedicati (specialmente Un Altro Genere di Comunicazione), si è verificata una crescente insofferenza nei confronti delle campagne anti-violenza sulle donne. Molti sono, infatti, i blog o le pagine Facebook che demistificano i dati pubblicati anche da organizzazioni istituzionali, proponendo altre storie le cui protagoniste sarebbero donne ciniche e violente, coadiuvate avvocati che confezionano racconti di maltrattamenti subiti, per togliere ai padri figli e case.

Se non fosse stato per le ragazze di UADGC, il video in cui il presentatore televisivo Tiberio Timberi usa il termine ‘Nazifemministe’ (termine frequentemente in uso in questi siti) durante una trasmissione Rai 1, pochi avrebbero dato credito alle denunce che queste donne che, con coraggio, portano avanti una battaglia quasi solitaria. Ora che anche le giornaliste di GiULiA hanno dato eco alla questione, probabilmente il conduttore dovrà rendere conto delle fonti documentali e degli studi storico-linguistici che hanno dato origine al termine, smentendo chi, come la sottoscritta, lo considera un neologismo ossimorico e delirante.

Dire no alla violenza significa, quindi, anche combattere la violenza linguistica che genera stereotipi, fantasmi, paure e odio. Esistono, ovviamente, donne violente e non si può negare che vi siano madri che conducono vere e proprie guerre durante le separazioni, rendendo i figli vittime sacrificali, ma ammettere questo, non significa annullare la realtà. La violenza sulle donne è un dato reale e in crescita, non certo il frutto di campagne immaginarie di madri separate, anche perché, che piaccia o no, oggi dire donna non significa dire mamma.

L’Aied ci ha messo la faccia, un messaggio forte che non mira a vittimizzare, ma a dialogare costruttivamente su stalking, femminicidi e violenza di genere, dando credito positivo a una rete che spesso è solo terreno fertile per alimentare l’odio.

A noi scegliere da che parte stare.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook