Jacopo Tondelli
Post Silvio
20 Aprile Apr 2012 1811 20 aprile 2012

Per favore, quello della Frecciarossa non chiamatelo wi-fi

“Ragazzi, esco, vado a Bologna dove ho un convegno alle quattro, e torno. In ogni caso sono operativo normalmente sia durante l’andata che al ritorno”. Sono uscito così dalla redazione, oggi, nel primo pomeriggio. Facendo finta di non sapere che non sarebbe andata esattamente così. O volendo sperare che, tra un viaggio e l’altro, le cose migliorino.

E invece niente. Arrivo sulla Frecciarossa, fermo il controllore per chiedere un’informazione che nel sms ricevuto per attivare la connessione non c’era. “scusi, ho la password, che username devo mettere?”. “Metta il suo numero di cellulare, ci provi”. Non va. Chiedo a un altro. “Non saprei, non lo uso mai, metta il pin”. Vabbè. Non va. Niente, siamo alle solite. Provo ad attivare l’hotspot dell’iPhone ma è tutto davvero lentissimo. E poi si pianta, come prevedibile del resto, visto che anche telefonare a tratti (anche senza gallerie) è complesso. r

Uno poi si rassegna anche, per carità. Accetta che per un’ora può perfino non lavorare, pensa perfino che se cadendo dalla moto si fosse rotto entrambe le braccia non potrebbe lavorare per un mese, e non solo per un’ora. Però, ecco, Trenitalia dovrebbe smetterla di chiamare wi-fi quella rete che va a corrente alternata. È un’illusione per chi vuole lavorare e anche per chi, semplicemente, è dipendente da internet. Meglio mettersi l’anima in pace prima e comprare un bel giornale di carta. Di quelli che, per Trenitalia, hanno solo parole carine.

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