La Grande Mela Gialla
21 Aprile Apr 2012 0604 21 aprile 2012

Una borsa-sgabello per riconquistare la citta'


Non hanno lasciato la Svizzera per trovare fortuna in Asia e non sono nemmeno due giovani cervelli in fuga, Geraldine e Caroline hanno scelto l'Asia per passione e perche' e' un mondo ricco di stimoli, adatti a dare risposte a quello che questi due giovani architetti svizzeri stanno analizzando.

La loro collaborazione nasce sette anni fa quando decisero di fare insieme la tesi del master allo Swiss Institute of Technology di Losanna; hanno passato del tempo a Bangkok dove hanno studiato e analizzato gli spazi liberi sotto i grandi cavalcavia cittadini e come questi siano vissuti dagli abitanti locali. Da li' e' nata l'idea di investigare la relazione tra la citta', i suoi spazi nascosti e originariamente non destinati alla condivisione pubblica, e i cittadini.

Geraldine si e' poi spostata a Pechino per qualche tempo e poi e' sbarcata a Hong Kong dove Caroline l'ha raggiunta e dove ora sono ri-unite da lavoro e ricerca. " Hong Kong e' un luogo intrigante, unico, che non e' facile trovare da altre parti - mi spiega Caroline quando le incontro qualche giorno fa nel loro studio di architettura e ricerca, Parallellab nella zona del Western Market - e' caratterizzato dalla sua specifica condizione di super densita' sia urbanistica sia di popolazione. Ed e' per questo che ci piace".

Ed e' in questo contesto che e' nato il progetto STAG, uno sgabello/borsa - in inglese nasce dall'unione dei due termini stool e bag - un'esperienza di condivisione e comunicazione.
"Ci sono molti spazi urbani che sono il risultato delle costruzioni e delle progettazioni ma che non nascono con un intento pubblico - racconta Geraldine - non sono pianificati ma sono di dominio pubblico a tutti gli effetti; ad Hong Kong sono luoghi, stradine potremmo dire, tra un palazzo e l'altro, molto stretti e lunghi perche' in questa citta' lo spazio e' preziosissimo".

Caroline e Geraldine hanno iniziato cosi' a vivere, questi spazi nascosti e compressi che diventano ancora piu' significativi se paragonati agli spazi ampi e moderni dei numerosi centri commerciali che animano Hong Kong. "La mancanza di spazio o comunque la particolarita' di questi luoghi diremmo di interstizio - prosegue Geraldine - ha spinto gli abitanti ad essere creativi nell'ottimizzarne l'utilizzo: li usano per vendere oggetti, per mangiare o anche solo per chiacchierare e abbiamo capito che non appena si trova il modo di sedersi diventano spazi pubblici di condivisione, dialogo e relax".

Da queste premesse, e da ore e ore spese a osservare, respirare, vivere questi spazi nascosti, nasce STAG, uno sbagello che diventa borsa o una borsa che all'occorrenza diventa sgabello "perche' e' adattabile al luogo e trasportabile, permettendo alle persone di cambiare idea su come e dove trascorrere ad esempio una serata in compagnia".

Nel video qu i sotto potete vedere le ideatrici mentre mi mostrano come si usa in un tipico 'corridoio urbano' di Hong Kong.

STAG e' un progetto che nasce per Hong Kong e da Hong Kong "abbiamo coinvolto tre artigiani locali che costruiscono STAG utilizzando i manifesti pubblicitari riciclati - sottolinea Caroline - e grazie alla loro manualita' e' stato possibile rendere STAG cosi com'e', grazie ai loro consigli la nostra idea e' diventata fattibile". STAG e' un progetto partecipato anche da altri soggetti come alcuni studenti - le due socie sono anche docenti in una universita' locale - che sono stati traduttori ma anche sperimentatori in prima persona "loro per primi non avevano mai vissuto quei luoghi in questo modo". Intorno a STAG si sono mossi anche fotografi, grafici e videomaker: esiste anche un bel documentario girato da una giovane regista che racconta le fasi, il diario, dell'esperienza.

STAG e', di fatto, un pretesto per sperimentare un nuovo modo di vivere gli spazi urbani, per riconquistarli e per tornare a comunicare anche in termini inter-generazionali "le giovani generazioni possono comprendere anche grazie all'uso di STAG che e' possibile riconquistare spazi e viverli in modo innovativo - afferma Geraldine - e grazie a STAG siamo riuscite a far dialogare giovani con anziani artigiani ricchi di esperienza di vita e competenze".

Per promuovere STAG sono stati creati un sito internet e una pagina Facebook "nonostante il nostro sia un progetto locale ci siamo rese conto che questo strumento puo' essere vissuto re-interpretato in molti altri luoghi nel mondo e grazie a Internet e ai social network lo stiamo capendosempre di piu'".
Infatti, anche grazie a questo il prossimo step sara' l'organizzazione di una mostra itinerante che raccontando il progetto offra l'opportunita' di ri-adattare STAG a contesti urbani differenti.

Gli ultimi mesi per le due giovani professioniste sono stati particolarmente intensi anche perche' il progetto ha previsto una serie di eventi locali molto partecipati "non sono stati eventi di guerrilla, come alcuni li hanno erroneamente definiti - conclude Geraldine - perche' noi non vogliamo combattere contro nulla e nessuno, il nostro non e' un progetto politico, non chiediamo piu' spazi pubblici ma desideriamo far comprendere in maniera semplice che e' possibile vivere positivamente certe situazioni".

E se vi state chiedendo se STAG si puo' comprare, la risposta e' "no, abbiamo fatto fare 220 pezzi alcuni dei quali - concludono Caroline e Geraldine - venduti negli eventi ma STAG non nasce come un progetto commerciale, non e' questa la sua anima e il suo scopo".

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