De Gustibus
22 Aprile Apr 2012 2241 22 aprile 2012

Foody Allen: cibo tricolore protagonista in "to Rome with love"

Tra amori e tradimenti, folgorazioni e disillusioni il nuovo film di Woody Allen “to Rome with love” è sì una dichiarazione d’amore alla città eterna, ma talmente infarcita di luoghi comuni, cinematografici e non, che vien voglia di ribattezzarlo “from Rome with love” come in una qualsiasi cartolina con Colosseo e bucatini fumanti in primo piano.
Bop Decameron, questo il titolo originario, abbandonato da Allen una volta resosi conto di quanti pochi italiani conoscessero il capolavoro del Boccaccio (sic!), il film ha in comune con l’opera trecentesca più dell’intreccio di storie.
Non c’è novella, nel Decamerone boccaccesco, in cui non compaia il cibo, tra ricchi banchetti, pasti in abbazia e pic nic ante litteram, con tanto di fantasiose ricette, cuori cucinati per punire gli adulteri e gru in tegame e poi cipollata e ad irrorare il tutto il buon vin bianco di Cisti fornaio.
Nel nuovo Decamerone Bop dopo il cameo iniziale di una cinquecento rosso pomodoro e con la Lancia Thema (l’ammiraglia che piace così ad un altro regista oltre a Monti) che sfreccia per tutto il film (la Delta è stata scritturata solo per una particina minore), il cast made in Italy per il resto è fatto tutto da grandi marchi del Food & Beverage nostrano.
Tra i protagonisti: Pasta Garofalo e Acqua Minerale San Benedetto e poi i Salumi (non Lino Guanciale nei panni di Leonardo, ma gli affettati Beretta che occhieggiano dalla borsa della spesa e dall’adesivo appiccicato sul frigo), il pomodoro Mutti (così in primo piano che in alcuni siti americani è diventata Mutti anche Ornella Muti), generosamente irrorato dal vino dei Feudi di San Gregorio (etichetta sempre chic, tant’è che anche Allen, in visita ai futuri consuoceri, ne porta con sé una bottiglia).
Si aggiungono alla lista della spesa l’occhio da triglia di Scamarcio in veste di ladro seduttore e Albanese nei panni di polpo tombeur de femmes.
A risollevarci da un film poco brioso, se si esclude la geniale trovata del cantante lirico la cui ugola d’oro vibra però solo sotto la doccia, c’è la vista del caffé Illy, offerto ad Alec Baldwin come si conviene fare con gli ospiti anche in casa di americani.
Per finire si brinda al successo, se non del film, almeno del prodigioso becchino-cantante con un calice di Ferrari (non l’Isabella, in secondo piano rispetto alle bollicine).
Pubblicità non da poco per il food tricolore: “Libiamo ne’lieti calici”.

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